lunedì 17 ottobre 2016

Ethobiome

Ethobiome

My rating: 5 of 5 stars

Sobbalzo leggendo sul blog di Giuseppe, il predictive thinking, quando dice di aver scritto questo racconto nel 2010, sei anni fa, che in termini di evoluzione digitale vuol dire una vita.
Uscivano allora in Italia i primi ebook e oggi, ancora tanti di noi, ma mi esento superbamente, rimpiangono l'odore della carta.
Alla fine della lettura del libro, facci un pensierino.

Alcune suggestioni.

Il ritmo dello stile della scrittura è il martellare ossessivo del tamburo di uno sciamano che entra nell'intimo mistero del nostro esserci sulla Terra. La location è la foresta tropicale: buia, cupa, ma anche rigogliosa e ricca di biodiversità, che contrasta con la città del futuro, asettica e omologante.

Il protagonista è un eletto, totalmente immerso nel wearable, nella scrittura per algoritmi, nella realtà aumentata, nell' intelligenza artificiale di una machine learning che gli organizza la vita, ma che della sua vita ha il totale controllo.

Al termine, questi due soggetti pensanti hanno un dialogo dai risvolti etici importanti, se non definitivi, ma al di là delle riflessioni palesate dal contenuto, c'è qualcosa che mi turba ancora di più.

Hai presente il test di Turing? L'I.A. è tale nel momento in cui non distingui se la risposta è di un umano o di una macchina. Qui, però, nel dialogo che ho citato sopra che richiama una chatbot, è la macchina che ha preso il ruolo dell'umano a fronte dell'umano che, nella sua atarassia maturata nella condizione di essere totalmente guidato, è diventato una macchina.

A quest'ultimo è chiesto di scegliere tra opzioni entrambe negative; la condizione peggiore.
Nell'economia dei mutamenti, nell'equilibrio tra il bene e il male, nella variabile aleatoria degli eventi, le monete non cadono mai in piedi. Al libero arbitrio rimangono le briciole.

Leggilo e, poi, prova a dormire sonni tranquilli.

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