martedì 29 marzo 2016

Dio esiste e vive a Bruxelles

Devo scrivere due cosucce su questo film.
Visto per caso i primi di Gennaio a Roma. All'uscita dalla sala mi sono subito imposta di rivederlo alla prima occasione. Cerco online e lo prenoto si iTunes (prima volta in vita mia che compro un film).
Arriva il 21 Marzo; aspetto di avere il tempo di guardarmelo in pace. Passa la nottata e, al mattino, succede quello che succede a Bruxelles. 
Allora mi fermo per non sovrapporre la GRANDE blasfemia con questa, ironica ma profondissima del regista Jaco Van Dormael che è riuscito a farmi dimenticare di "La Rosa Purpurea del Cairo", film che per me era al top del must.

Ieri, 27 Marzo, decido che è ora.

Le informazioni essenziali le hai qui: Dio esiste e vive a Bruxelles, io vorrei, invece, entrare in qualche dettaglio, consapevole che me ne sfuggono altri mille, tanto è curato di ogni particolare, materiale e spirituale.

Attori


Dio:  Benoît Poelvoorde è proprio il caso di dire che lo interpreta divinamente. Un nerd sciatto, sempre con lo stesso look da pantofolaio cinico. Una capacità espressiva e una mimica sempre azzeccate. 

La moglie di Dio: Yolande Moreau, dal fisico anti divistico per eccellenza, è perfetta come casalinga remissiva e servile fino a quando, sola, decide di passare l'aspiratore al suono di un long playing e staccare la spina del PC. Da quel momento vince la femminilità, su tutti i fronti.

I figli di Dio: JC è una trovata esilarante. Ea, si ribella come il fratello alla tirannia del padre e fugge per trovare gli apostoli mancanti.

Gli Apostoli: sono sei e sono proprio quelli che mancano a far sì che una squadra di hokey diventi una squadra di baseball, da sport duro di contatto a sport strategico di velocità, di occhi, di testa e di gambe. Ea li trova; sono persone bloccate nell'amore, le loro emozioni non fluiscono finché non scrivono il nuovo, nuovo testamento. Qui la simbologia è straripante, ogni minuto di pellicola è una rivelazione. Tutti bravi, al pari della Deneuve.

Fotografia

Perfetta nei grigi e nei colori, negli innesti digitali, nei passaggi lenti e in quelli rapidi, negli effetti speciali.

Tecnologia

Dio è il suo PC, si identifica totalmente con esso e i giochini alla Murphy nei quali, più tardi, si troverà invischiato. Gli smartphone sono i terminali passivi che a un certo punto, però, rivelano stati di coscienza inaspettati che cambiano la vita alla gente.

Metafore

Sono quattro quelle rappresentate visivamente nel brano di Aurélie:
1- La madre olandese e il padre, forse, lappone (immagine statica superba)
2- Tante piccole perle che rimbalzano su una scalinata di marmo
3- Odore di alcool, sudore, traspirazione e urina, come un cammello lasciato morire in una distilleria
4- La sua voce aveva un suono simile a trenta uomini intenti a spaccare noci

La religione

E qui, casualmente, la storia anticipa i fatti gravi di Bruxelles con brevi inquadrature iniziali sulle atrocità compiute in nome dei vari dei.

Colonna sonora

Perfetta

Perfetto è questo film, geniale nella storia, nelle singole storie, nei particolari. Da rivedere tante volte per non lasciarsi sfuggire niente.


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