lunedì 19 ottobre 2015

I compiti fanno male

I compiti fanno male

My rating: 4 of 5 stars

Due commenti distinti: quello di genitore e quello di insegnante.

Primo ruolo: era ora che qualcuno mettesse nero su bianco e aprisse il vaso di Pandora di questa pratica assurda, cattiva nei confronti dei bambini e delle famiglie. Condivido tutto quanto i genitori hanno espresso negli interventi manifestando apertamente la propria giusta protesta.
Vorrei aggiungere questo: quando quella degli insegnanti era considerata una professione, non c'era tutta quest'ansia da prestazione che, inevitabilmente, ricade sul benessere dei bambini e sulle famiglie. Si è progressivamente instaurato un accanimento contenutistico su base quantitativa, per cui si insegnano cose assurde, dettagli del tutto inadeguati, spesso inutili. Tutto questo è per dimostrare di essere bravi insegnanti? Di fare bene il proprio lavoro?
Anche i libri di testo, generalmente pessimi per compiacenza con questo andazzo nazionale, sono diventati stracarichi e i docenti si lasciano sedurre dai programmi fatti dalle case editrici, che più pagine hanno, più guadagnano.
Ricordo che quando andavo a scuola io, elementari e medie, avevo, prima una cartella di un paio di kg, poi i libri tenuti insieme da un elastico. Le cose che ho imparato allora le ho tutte in mente perché non c'era fretta, quella era la quantità di contenuti che si poteva imparare a scuola, il resto era fuori giocando con le amiche, guardando la TV, sfogliando i giornali, leggendo libri. Ciò non ha impedito che arrivassi alla Laurea ed oltre, e tutt'oggi amo studiare.
La strategia che ho adottato con le mie figlie, ormai Dott.sse, è stata di invitarle a farcela con le proprie forze, bandite le lezioni private (pratica immorale), di guardarsi intorno e fare esperienze nel mondo.

Secondo ruolo: la mia avversione verso i libri di testo calati dall'alto, di qualsiasi natura, è risaputa. Insegno in una scuola superiore dove, per una sola materia x ora di lezione, un testo può prevedere anche 50 pagine. Facendo i conti di 6 ore di lezione giornaliere, si può arrivare anche a 300 pagine. Sembra normale?
Inoltre, un'organizzazione scolastica che tiene sotto sequestro una classe dove sono interrogati in due e gli altri si girano i pollici è assurda, dispendiosa, inefficace. Per forza poi, presi da smania competitiva, si demanda alla famiglia l'onere di provvedere a questa incapacità. Il sistema è iniquo, sbilanciato, contrario ad ogni scientificità.
Alcuni dei miei studenti si alzano alle 6 del mattino per essere alle 8 a scuola; tornano a casa alle 15 del pomeriggio, sono in ballo già da almeno 8 ore. Vogliamo farli riposare mentalmente, o no?
Meno male che in una sezione l'autore presenta anche soluzioni di colleghi che adottano metodologie didattiche e organizzative più efficienti. Qualsiasi tentativo si faccia in questo senso va bene. E non a caso ho usato il termine efficienza: se si dà tanto e si ottiene poco e quel poco è anche è aleatorio, meglio dare meno e vivere più tranquilli e realmente acculturati; l'indice così si impennerebbe immediatamente.

Potrei portare altre argomentazioni, il sistema è talmente ritorto su se stesso che ciascuna azione didattica ha ripercussioni a cascata sulle altre. L'importante è capire di dover riequilibrare funzioni e ruoli cambiando pratiche metodologiche e organizzative della nostra scuola.

Posta un commento