giovedì 19 marzo 2015

Golf: due chiacchiere con Maria Clara Tosi



Maria Clara Tosi è la presidentessa del Golf Club La Marchesa di Mirandola. Mi chiede di scambiare alcune idee sul golf: un po' di preparazione, impressioni, prospettive.
Riporto qui sotto l'intervista che le ho rilasciato ad uso dei soci del nostro club e che giro a tutti i golfisti che mi seguono.

Quale tipologia di attività fisica è opportuno praticare in preparazione della specifica attività golfistica?


Premetto che non sono particolarmente attenta alla preparazione pre-stagione e di non seguire tabelle specifiche, anche perché il mio lavoro, piuttosto dinamico, mi contente di stare abbastanza in forma tutto l'anno. Però qualche consiglio generale lo posso dare, specialmente a coloro che hanno un'attività sedentaria e che hanno bisogno di svegliare i processi fisiologici e affrontare al meglio i percorsi primaverili.
Innanzi tutto, come in qualsiasi altro sport anche il meno dinamico – si pensi agli scacchi- avere una buona resistenza generale o aerobica permette di migliorare le funzioni dell'apparato cardiocircolatorio e di rendere più efficiente l'apporto di ossigeno ai tessuti. A me piace nuotare, ma va bene anche un po' di walking o, per i più audaci, il jogging. 

Particolare attenzione va data alla fisiologia articolare della colonna vertebrale che, in questo sport, è sottoposta ad escursioni in flesso torsione piuttosto importanti. Ecco che allora lo stiramento muscolare e tendineo nelle sue diverse forme (yoga, pilates, stretching ecc.) evita traumi e microtraumi. Bisognerebbe contestualmente anche stimolare la tonicità della parete addominale perché è quella che mantiene un assetto posturale del bacino tale da reggere le sollecitazioni in velocità dello swing. Non serve molto tempo e nemmeno tanta attrezzatura ma bisogna essere costanti e dedicare pochi minuti al giorno a qualche esercizio specifico.
Un'altra qualità alla quale presto attenzione è la capacità di decontratturare spalle e braccia ed assecondare la forza di gravità in situazione dinamica. All'inizio bisogna accontentarsi di sentire il colpo piuttosto che cercare le distanze. Tutta la letteratura sul golf punta molto alle percezioni del proprio corpo e a giocare con le forze che la natura ci offre. Anche qualche massaggio sportivo aiuta a risvegliare sensibilità latenti e drenare le tossine accumulate durante l'inverno.
Naturalmente sto parlando di giocatori dilettanti. La preparazione avanzata o professionistica, infatti, è molto più complessa e si avvale anche dell'uso di macchine di potenziamento con esercizi che, però, devono essere mirati a questa tipologia di sport e dei gesti specifici che richiede.
Nella preparazione specifica per tutti i giocatori, non c'è miglior allenamento che quello che riproduce lo stesso sport, quindi prepararsi al golf, giocando a golf.


Conosciamo tutti il piacere del buffet “dopo gara” che associa allo sport ,cultura e cucina nel nostro bel paese ma quale è l’alimentazione corretta per un golfista prima di scendere in campo e durante il percorso ?

La premessa generale è quella di avere un'alimentazione equilibrata nell'apporto calorico e nella composizione dei nutrienti. 
Se al mattino si parte per un percorso impegnativo è opportuno fare una ricca colazione. Questa restituisce i glucidi consumati durante la notte dal metabolismo basale e aiuta a mantenersi lucidi mentalmente. 
Durante il percorso è opportuno avere una idratazione costante, anche con bibite “fai da te” come acqua, un pizzico di sale da cucina, zucchero e limone. Va bene anche consumare frutta come le classiche banane o spremute di agrumi. Se proprio la fame attanaglia consumare qualcosa di solido come una barretta o un tramezzino; lascerei al buffet finale il pieno reintegro di carboidrati e proteine con alimenti più appetitoso che completino il piacere della giornata.


Emanuela, so che hai una vasta conoscenza anche del golf praticato all’estero, ci puoi indicare quali sono le differenze più significative nell’approccio al golf tra il golfista italiano e i golfisti di altre nazionalità?


Non vastissima purtroppo, ma i miei campi ideali sono quelli naturali e per trovarli, appena posso, vado in Irlanda. Lì ogni paesino ha il proprio campo almeno di nove buche e spesso ci sono percorsi pitch and putt di libero accesso nei parchi. Tutti giocano: dal nonnetto al bambino, insieme con lo stesso atteggiamento famigliare e transgenerazionale che si vede nei pub la sera dove si cena e si balla insieme. Per loro è qualcosa di più del nostro sport nazionale, il calcio. E' un habitus, una partecipazione attiva, una cultura. 
Mi è capitato anche di incontrare nugoli di bambini che nelle organizzazioni tipo GREST, invadono i campi la mattina presto con la loro sacchetta sulle spalle. E' un piacere vederli.

Ho notato nel tempo che non c'è avversità meteo che freni il desiderio di giocare. Il vento e la pioggia creano questi sfondi per campi quasi spontanei e sono componenti che modellano, oltre che il paesaggio, anche la mentalità del giocatore. Seguendo le loro abitudini dopo un po' ci si abitua alle avversità e diventa piacevole sfidare le intemperie come un acquazzone improvviso o folate di vento che portano via la palla. 
L'approccio che si vive è molto diverso dallo stereotipo che ci viene proposto dai media o dai film: un'attività elitaria, per ricchi e annoiati. No, lì è uno sport duro al pari di un'uscita in vela con il vento e le onde al limite della sicurezza.
Però, nella mia esperienza limitata, mi sono divertita anche a giocare con i 40° del vento del deserto in Marocco, anche se sono convinta che il golf sia più uno sport “acquatico”, dove l'acqua diventa una componente di contesto importante.

Quello che si riscontra ovunque praticando questo sport, e che credo sia il suo valore aggiunto, è quel senso dell'inclusione, dell'ospitalità che difficilmente ti permette di giocare da solo su un campo nuovo. Anche a Roma, dove ho giocato ultimamente, è stato così. Certe premesse intrinseche lo rendono universale nei suoi esiti socializzanti. In più, anche in questi campi importanti si iniziano a vedere molti giovani e tanti bambini che si divertono, non solo sul percorso, ma con attività ludico-competitive spontanee nelle aree di practice.

Da sempre ti occupi dell’insegnamento, ti sei impegnata per avvicinare i ragazzi a questo sport considerato un po’ “snob”. Pensi che nei prossimi anni il golf possa diventare più popolare in Italia e raggiungere numeri significativi?


Ho avuto la fortuna di frequentare i corsi federali per istruttore di golf nella scuola ed ogni tanto lo inserisco nel mio piano di lavoro. Ci sono giochi propedeutici con piccoli tornei e successivamente si usano i bastoni passando dal putt ai ferri. Diciamo che avere classi numerose o spazi limitati non aiuta, ma qualche volta è possibile. A qualche studente o studentessa piace, qualcuno ha una coordinazione naturale quasi innata, poi capiscono subito l'obiettivo della sfida, soprattutto con se stessi.
Nel nostro paese, rispetto ad anni fa, noto una maggior attenzione e partecipazione, se non altro per le ragioni turistiche concorrenziali rispetto agli altri paesi con la stesse finalità di sviluppo. Purtroppo ci sono zone, come la nostra, che climaticamente non aiutano. I mesi gradevoli si riducono alle mezze stagioni, quando non sono terribili come quest'ultima passata.
Sarebbe già molto che chi, trovando piacere in questo sport, avesse vicino a casa almeno la possibilità di allenarsi con dei campi pratica che hanno almeno tre buche di cui un par quattro. Per questo ritengo che gli sforzi che si stanno facendo per mantenere aperto il “Club La Marchesa” siano importanti e vadano sostenuti e condivisi dai soci. Un peccato sarebbe non avere più questo riferimento per ampliare l'offerta sportiva e, oserei dire culturale, del nostro territorio.
Posta un commento