martedì 30 settembre 2014

La vista da qui

La vista da qui

My rating: 4 of 5 stars

Un altro libro, molto interessante, che tenta di dare l'immagine della diffusione della cultura digitale e di Internet nel nostro paese. Ti invito a leggere i capitoli che spaziano nei diversi contesti sociali e lavorativi per farti un'idea generale.

Io mi occupo di scuola e mi rendo conto che siamo indietro di vent'anni. Lo dico con una certa sicurezza perché alcuni colleghi mi dicono che sono avanti di venti e così i conti tornano. Naturalmente non è vero, sono semplicemente al passo con i miei corrispettivi europei, forse non tutti, ma che hanno alle spalle governi e amministrazioni che li aiutano a portare avanti progetti di integrazione didattica e nuove tecnologie, stimolano forme creative, danno strumenti, concedono il tempo necessario alla formazione, ecc. .
Da noi succede poco e, anche se ogni tanto si osserva qualche impeto di innovazione, le difficoltà oggettive sono spesso insormontabili. Ci si deve arrangiare mettendoci del proprio, utilizzando anche ciò che si ha a disposizione come il mobile, esattamente come fanno i paesi del terzo mondo.
Ma forse siamo un paese da terzo mondo, dove vincono le classiche logiche impaludate: appalti pilotati, amici degli amici, e via di seguito. Negli ultimi anni abbiamo riempito le aule con LIM costosissime che si usano poco e male, -stamattina dovevo mostrare Google Drive ad una classe prima e non c'era rete. Ma è normale-.
Fortuna ho la chiavetta e il mac, in caso contrario non saprei come fare.
Poi mi rendo conto che Mantellini privilegi il fisso. Anch'io ho scelto due computer, non ho il tablet, non mi serve.
Giustissime anche le considerazioni sul coding, bisogna imparare a guardare dentro ai programmi, come sono costruiti, la logica sottesa e per questo ci stiamo attrezzando, ma bisogna anche avere strumenti che facilitino l'approccio, che siano il più possibile vicini alle prassi mentali degli utenti perché, spesso, si ottiene l'effetto contrario, come sta succedendo, ad esempio, con il registro elettronico che ha adottato la mia scuola.
Come si vede materia molto complessa che dipende anche da incapacità di schiodarsi dalle abitudini consolidate, non solo riferite al digitale.

Mi sento di fare un'altra considerazione, questa volta legata agli ebook. I tira e molla del MIUR su adozioni diverse dal cartaceo li conosciamo. Sono riusciti a prendere in giro tutti, favorevoli e sfavorevoli. Io la mia ricetta ce l'ho, me lo sono fatto da me. Già stamattina ho fatto scaricare gli applicativi di lettura sugli smartphone dei miei studenti. Circa il 95% (Liceo Classico e Linguistico), ne possiede uno. Si fa di necessità virtù. Qualcuno ha anche Kindle! Preparo anche la copia .mobi.
Nativi digitali sì, nativi digitali no, non mi sembravano per niente sconvolti, anzi, mi hanno fatto domande, erano tutti tranquilli ed hanno capito. Per esperienza anche di formatrice, con gli adulti avrei impiegato dieci volte il tempo, probabilmente senza efficacia.

Tornando ai vent'anni di scarto, che corrispondono più o meno ad una generazione, ecco, io la vedo persa, vedo persa la generazione dai 40 ai 60 e, quella nuova dei docenti, come sosteneva Stefano Moriggi ieri in un hangout, non è detto che abbia idea di come utilizzare le ICT nella didattica; sono allo stesso livello dei nativi digitali, bisogna educarli. Hanno ancora una formazione tradizionale, erogativa, trasmissiva dei contenuti.
Chi lo fa? Non lo so. Personalmente mi arrangio, so dove andare a cercare e come studiare.

Mi scuso a questo punto con il lettore occasionale, ma chi mi conosce parlo dei libri che leggo riflettendo e condividendo quelle che sono le mie rielaborazioni. Come si sa, non scrivo vere e proprie recensioni.
Ciò non esclude che, come dicevo sopra, le letture, compreso questo libro, ci aiutano a capire la realtà, per cui lo consiglio caldamente ai colleghi e a tutti quelli che hanno a che fare con le nuove generazioni, perché sono loro ad averne più bisogno.



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