giovedì 12 giugno 2014

Calcio


Non sono appassionata di calcio, ma il mio lavoro è fatto di sport, quello che fa crescere, che educa mettendo alla prova. 
Le sue radici stanno nella forma sublimata dell'antica lotta per la sopravvivenza,  nella sua intima, irrinunciabile anima democratica.

Del calcio amo vedere i miei studenti rasentare moti perpetui, ma ahimè, prima o poi esaustivi. Non vorrei mai rimandarli nello spogliatoio al termine della lezione, ma devo. Ed è allora che mi trafiggono con occhiate al veleno.
Sì, effettivamente c'è qualcosa di catartico nel calcio, sfiora il raptus, ed è quel qualcosa che ha espresso magnificamente Marguerite Yourcenar nel saggio "Pellegrina e straniera" in "L'ultima olimpica" nella citazione che posto qui:

Il segreto più profondo di Olimpia è racchiuso in quest'unica nota cristallina: lottare è un gioco, vivere è un gioco, morire è un gioco; profitti e perdite non sono che distinzioni passeggere, ma il gioco pretende tutte le nostre forze, e la sorte accetta, come posta, unicamente i nostri cuori.

La nazionale che scenderà in campo in Brasile dovrà dimostrare l'agonismo, la passione, la lealtà, il disinteresse di cui parla la Yourcenar e, solo a queste condizioni, potrà fare uno spettacolo grandioso come quello dei miei studenti quando corrono rapiti dietro ad un pallone.

In bocca al lupo! 

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