lunedì 19 maggio 2014

Libro

Libro

My rating: 5 of 5 stars

Una lettura molto gradevole, istruttiva.
Che il libro avesse dietro di sé una storia complessa era scontato. Ma qui l'autore ci porta dagli albori della scrittura fino agli ebook, mostrandoci le alternanze di input concettuali e tecnologici che porteranno al libro così come ancora lo intendiamo noi, con le sue strutture imprenditoriali e manageriali, fatte di ruoli che nascono, brillano e decadono.
Non mi addentro nei contenuti, ti lascio al piacere della scoperta.

Alcune considerazioni, in accordo e in disaccordo.

-Sugli ebook e sull'esaltazione di chi immagina la scomparsa del cartaceo come imminente. Concordo con l'autore che il processo sarà lungo, a maggior ragione nel nostro paese che non eccelle nelle statistiche di lettura. Non vedo, però, il nesso con la rivoluzione precedente, quella della stampa a caratteri mobili data molto più attiva ed incisiva, perché si parla di contesti diversi. Da noi la scelta degli ebook è opzionale rispetto alla carta, invece nel 1500, pochissimi potevano permettersi il lusso di possedere un libro. Inoltre, i ritmi che impone il contemporaneo non sono così facilmente assimilabili. La maggior parte delle persone è spesso in difficoltà a seguire la modernità e il paragone con il telefono cellulare non regge perché chiunque sa digitare su una tastiera, anche le persone meno acculturate che una volta composto il numero, possono anche parlare in dialetto stretto e farsi capire dall'interlocutore.
Quello che da Gutemberg in poi è successo, ha impiegato almeno 400 anni a stabilizzarsi; oggigiorno cambiamenti tecnologici sostanziali avvengono al ritmo della radice quadrata di quel numero. Difficile tenere il passo e difficile scardinare abitudini consolidate e proporne di nuove. Inoltre è ancora diffusa l'idea che se si posseggono libri si possiede anche la conoscenza, (nelle interviste ai politici lo sfondo è sempre una libreria). Il mio parere è che i libri o ebook bisogna leggerli per riuscirne a catturare solo una piccola briciola di quella conoscenza.
E' comunque rassicurante che almeno la Scienza passi ormai sul digitale. Questa è una buona notizia.

-Sui libri Ferrari fa la mia stessa distinzione chiamando "veri" quelli visibili che si trovano nelle librerie, quelli che raccontano l'umanità nel suo progredire culturale. In verità per me "veri" sono pure quelli scientifici, quelli in cima allo zigurat.
Metto invece tra quelli sofisticati i testi scolastici, per ragioni molto semplici: la prima è che non è più proponibile fare una didattica partendo da strutture e contenuti standardizzati; secondo perché un insegnante deve essere capace di progettare il suo lavoro prendendo spunto dai primi, quelli "veri" e adattare in termini metodologici quelle conoscenze ai propri studenti.
E questa non è un'idea balorda o utopica, e la dimostrazione sta nel fatto che i libri di testo usati, molto più spesso non usati, finiscono nel bidone della spazzatura, quello bianco della differenziata, perché riusciamo pure a dare un senso ecologico allo spreco.


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