lunedì 13 gennaio 2014

I libri stavano morendo



Acceso dibattito in rete sulla morte del libro.
No statistiche; parlo per me.

Il libro sta morendo quando viene pubblicato con caratteri troppo piccoli per essere letto dopo una certa età. Il libro sta morendo quando costa una cifra troppo alta che ti fa chiedere se ne vale la pena, che forse non ci arrivi nemmeno in fondo tanto è brutto. Il libro sta morendo se a scuola si fa studiare su testi che, appena uno si diploma, non vuole più vedere un libro in vita sua. Abbastanza per passare al digitale e avere tanti libri sul proprio dispositivo: quelli che si leggono, quelli che si abbandonano, quelli che si rileggono, quelli che sono lì che non si sa mai.

Lettura lenta? Preferisco leggere velocemente tre libri che trattano lo stesso argomento o sondano più autori piuttosto che studiarne uno. E sarebbe anche ora di smetterla di pretendere che si studi un libro per poi ripeterlo pari pari a qualcun altro, a meno di non raccontare una favola ai bambini prima che si addormentino. Studiare significa leggere tanti libri, sentire tante campane e non il ripetere funzionale al votificio del pappagallificio. I testi che mirano a far acquisire abilità devono essere completati da azioni sul campo, rielaborate soggettivamente, integrate dalla propria esperienza perché la conoscenza passa sempre attraverso il corpo. Ed è così che la gente dimostra di avere competenza.

Letture brevi? Letture lunghe? Dipende: ieri avevo bisogno di informazioni ed ho letto un ebook di 100 pagine, dopo cena ho ripreso un testo letto venti anni fa di 600 pagine, sul web sempre ieri, ho letto almeno 5-6 pagine di post in diverse lingue. E sono riuscita anche a vedere un film in TV. Tié!

E mò direi che per me il discorso è chiuso.



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