sabato 4 gennaio 2014

American Dust. Prima che il vento si porti via tutto

American dust. Prima che il vento si porti via tutto

My rating: 5 of 5 stars

Romanzo che ho letto successivamente a Una donna senza fortuna che ho valutato con un numero esondante di stelline. Questo viaggia su toni più tragici.

La storia (autobiografica ?) di un ragazzino, ambientata nel 1947. La sua famiglia, che vive ai margini di condizioni di vita già abbastanza dura, ha frequenti spostamenti e queste situazioni così tristi determinano nel protagonista la nascita, precoce, di nevrosi che lo accompagneranno nella sua vita. Immagina di leggere un "Uomini e topi" dove i personaggi sono bambini e adolescenti.

Nonostante i paesaggi plumbei che l'autore ci propone, il suo intento è quello di coprire queste immagini con uno strato di polvere, quasi a fossilizzare le vicende nel tempo che, nel bene e nel male, saranno spazzate via dal vento dell'omologazione -è il mantra del libro-, dove qualsiasi posto assomiglia a tutti gli altri e, dove, si è persa l'immaginazione. Questo concetto viene sostenuto anche da Robert M. Pirsig che insiste sulla inevitabile integrazione che ha subito la civiltà bianca a contatto con gli indigeni americani, normalmente nomadi, ma che il progresso ha rinnegato.


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