mercoledì 7 agosto 2013

La struttura delle rivoluzioni scientifiche

La struttura delle rivoluzioni scientifiche

My rating: 4 of 5 stars

Un classico della filosofia della scienza che andava letto. Qui la scheda su Wikipedia La struttura delle rivoluzioni scientifiche che sintetizza gli argomenti che Kuhn mette su piatto.
In particolare il concetto di "paradigma" che, non sempre chiarissimo e spesso ripreso nei diversi capitoli, vuole indicare un nuovo modo di considerare sia la visione, sia il linguaggio che le varie scienze adottano quando ci si trova di fronte alle scoperte scientifiche "speciali", quelle delle grandi intuizioni che, spesso, sono precedute da momenti di crisi più o meno latenti. I nomi che ricorrono più speso sono: Copernico, Newton, Darwin, Einstein.
Particolare attenzione si dà alla scienza "normale" che è quella che si sviluppa nel consolidamento di un paradigma che, però, nella sua struttura lascerebbe spazio alla gestione delle anomalie ed anche a piccole nuove intuizioni (aggiungo: anche per serendipity), che rientrerebbero nella scienza "speciale". (I confini sono spesso sfumati).

Il problema dell'accettazione si sposta sulle comunità scientifiche che, nel dibattito se accettare o meno nuovi paradigmi, cerca soluzioni per validare, confutare, falsificare le nuove teorie, processo che dipende, non solo dall'analisi razionale dei risultati, ma anche da visioni tradizionaliste vs visioni innovative, queste ultime hanno bisogno di tempo per trovare consenso allargato presso la comunità scientifica stessa. A tale proposito riporto una citazione di Plank che avevo già avuto modo di leggere e che mi sembra realistica: “Una nuova verità scientifica non trionfa convincendo i suoi oppositori e facendo loro vedere la luce, ma piuttosto perché i suoi oppositori alla fine muoiono, e cresce una nuova generazione che è abituata ad essa.”.

C'è un appunto sulla didattica delle scienze in cui si contestano i testi in adozione, in cui prevale la visione della scienza come processo cumulativo, tipico della scienza "normale". L'autore invita, invece, a leggere direttamente i testi dei grandi scienziati, quelli che hanno cambiato il paradigma, per stimolare nei giovani ricercatori altrettante visioni alternative e non fossilizzarsi sui vecchi modelli che, sì fanno progredire la ricerca, ma non permetterebbero la nascita di nuovi paradigmi.

Credo che la ricerca scientifica sia molto cambiata dagli anni '60 quando è stato scritto questo libro che ha, sì il pregio di analizzare storicamente i processi che portano a nuove conoscenze, ma il difetto di semplificare le metodologie che, all'atto pratico, non sono sempre così nettamente definite. Sulla scienza "speciale" credo che le grandi intuizioni siano stati di grazia geniali e che appartengano più ai "cigni neri": capita che qualcuno abbia queste forti intuizioni visionarie e che spenda la vita a dimostrarne la validità. Non credo nemmeno che sia più possibile, al giorno d'oggi, che questi processi possano essere sostenuti da una sola persona. Inoltre, come scrive Popper, dobbiamo anche rassegnarci all'impossibilità di conoscere tutto, perché ci sono impedimenti sensibili e strumentali che non ci permettono di andare oltre una certa verità.


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