venerdì 30 agosto 2013

La società della stanchezza

La società della stanchezzaLa società della stanchezza by Byung-Chul Han
My rating: 3 of 5 stars

Anche in questo saggio, come in "Eros in agonia", c'è la convenzione, che semplifico, per cui viene definito "positivo" lo stato del soggetto contemporaneo che rifugge dall'Altro e si isola sempre di più nel proprio narcisismo, che vive in un eccesso di positività che lo porterebbe a contrarre disagi psicologici. "Negativa", invece, è la situazione in cui ci si abbandona all'Altro o alterità, lasciando che anche i propri stati emozionali fluiscano e si rafforzino.
Nel contesto lavorativo si è passati dalla fase della società disciplinare (negativa) a quella della prestazione (positiva), deregolamenteta in cui è il soggetto stesso che diventerebbe artefice dei propri obblighi, spesso estremi, in termini di iniziativa e motivazione che generano soggetti depressi e frustrati per auto sfruttamento.

Una particolare sezione è dedicata al multitasking che l'autore definisce come regressione ad uno stato istintivo in cui non si riesce più ad assumere una attenzione profonda, come ad esempio, la capacità di ascoltare/rsi contemplativo. Alla rete Internet viene data valenza positiva secondo quanto espresso sopra.

A conclusione l'autore invita a riprendersi gli spazi di ozio perché, come il sonno che rigenera le funzioni psico fisiche, così il non-fare aiuterebba a reimpossessarsi della negatività che stiamo perdendo.

Commento: mi sembra tutto un po' troppo estremizzato. Certo, ci sono casi di esagerazione nella richiesta endogena prestativa sul lavoro, lo dimostra anche l'uso di sostante eccitanti che verrebbero in qualche modo autorizzate proprio perché il doping permetterebbe migliori prestazioni, ma non si può certo affermare che nel complesso la nostra società sia peggiorata in termini di salute rispetto alle precedenti dove, gli attacchi di agenti patogeni sul fisico, piuttosto che situazioni frustranti se non alienanti specialmente delle donne, non mietessero meno vittime nei disagi psichici di oggi. Certamente bisogna percorrere e ritrovare alcuni equilibri nella "Vita Activa" in modo da evitare richieste così forti e autoindotte alle proprie possibilità. E comunque non è solo l'ambito lavorativo che può determinare stati di disagio psichico, basti pensare a certi razionalismi urbanistici che hanno rotto la rete sociale o casi di indigenza che inducono alla disperazione. Tante volte si trova soddisfazione nel lavoro dove, invece, viene negata in altri ambiti. La situazione è complessa, come sempre.



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