venerdì 26 aprile 2013

Il gusto del peccato

Il gusto del peccato

My rating: 5 of 5 stars

Il titolo del libro sembrerebbe orientare ad un romanzo che tratti di trasgressione e, invece, è un saggio molto ben documentato su come i sette peccati capitali non rechino sempre danni a sè e agli altri. Questi sono, nell'elenco definito nel VII secolo da Gregorio Magno e secondo l'ordine di gravità: lussuria, gola, avarizia, accidia, ira, invidia e superbia, classifica stilata per il buon comportamento dei monaci e del clero.
L'autore ne analizza ciascuno, riportando test psicologi e diagnosi di imaging per verificare se i comportamenti che mostrano questi atteggiamenti mentali, siano sempre e solo negativi. La risposta per tutti quanti è che, ciò che viene classificato come peccato presente in dosi accettabili, è invece spesso uno stimolo al miglioramento delle proprie capacità cognitive ed emozionali.

Personalmente ho trovato molto interessante la trattazione dell'accidia a cui le ultime scoperte di neuroscienza, attribuiscono un potere di intensificazione, durante il riposo, di alcune attività neurali fondamentali che condizionano positivamente il nostro stato di coscienza e di presunta razionalità. Altra è la superbia con le sue sottocategorie, dove si impara a prestare attenzione a messaggi del corpo e del look che possono inconsciamente condizionare il giudizio sugli altri. Ma tutte sono altrettanto interessanti.

Il messaggio finale è quello di tolleranza ed accettazione di piccoli peccati perché sono elementi di diversificazione personale e sociale che ci rendono unici.

Lettura caldamente consigliata.


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