sabato 5 gennaio 2013

Sul ricordare i libri letti


Ieri passeggiavo per Milano con mia sorella. Non so da quale input sia partito, ma il discorso  è caduto sui libri di Philip K. Dick "La svastica sul sole" e "Ma gli androidi sognano pecore elettriche?".
Ho pensato fra me: "sì, li ho letti entrambi, aspetta ben che cerco di ricordare la trama ed anche il mio commento" che, come al solito, scrivo immediatamente dopo aver finito un libro che per quei due corrispondeva ad Agosto e Dicembre 2011.

Elena, camminando, continuava a chiedersi come viene classificato il genere del primo, ovvero un romanzo che dà una soluzione alternativa a fatti veramente avvenuti. Abbiamo iniziato a pensare a termini come distopico, discronico e poi, controllando sull'iPhone, wikipedia ci dava la soluzione al dilemma con ucronico.
Reazione: ecco, lo sapevamo ma non ci veniva in mente. Giù a ridere.

Durante la conversazione mi sono apparse queste immagini mentali in successione:
-copertina degli ebook;
-miei commenti a cui avevo dato una struttura geometrica alle rispettive trame;
-trama sommaria del libro 1 e del libro 2;
-organizzazione temporale del libro 1 e del libro 2
-riconduzione al commento libro 1 e libro 2; ok, erano coerenti;
-confronto tra i due: mi erano piaciuti entrambi, molto;
-cerco il termine su wikipedia e cerco ancora il significato etimologico di ucronico, dove la u iniziale sta per "non" così come per utopia.

Dopo questa analisi di un processo che nella mia mente è durata sì e no un minuto, mi chiedo perché qualcuno sostiene che leggendo in digitale non ci si ricordi dei libri letti.
Credo che questa mia esperienza confermi esattamente il contrario.
Certo non ho avuto presente gli specifici passaggi o le note, che comunque sono memorizzate nel lettore, ma i due testi li ho richiamati alla memoria dopo pochi secondi nelle forme descritte sopra, di sicuro mi ha aiutato fissare per iscritto gli aspetti per me salienti al termine della lettura: una riflessione a caldo che va bene nella situazione a freddo, improvvisa, non predeterminata.

Quello che vorrei dire è che leggendo un centinaio di libri all'anno è assurda la pretesa di ricordare tutto, inoltre, non ha nemmeno senso. I contenuti dei libri è giusto che vadano a finire in un loco lontano dalla coscienza come tutte le azioni non traumatiche che viviamo ogni giorno, ma è proprio da lì, in quei posti oscuri che nessuno ha ancora identificato, che essi agiscono sulla nostra consapevolezza, continuano ad insegnarci cose e condizionare il nostro modo di essere.

Mi chiedo a questo punto la distinzione tra leggere e studiare, se leggere sia anche studiare o se studiare voglia dire saper ripetere ciò che si è letto o, come ritengo più utile, leggere significa studiare attraverso la ri-elaborazione dei contenuti. 
A me, quest'ultima forma di apprendimento è quella che piace di più e probabilmente piacerebbe di più a tutti gli studenti del mondo. Forse leggerebbero con più piacere e non arriverebbero ad avere nausea dei libri.
Passata più o meno nello stesso periodo attraverso uno studio mnemonico, di cui adesso non ricordo (o non voglio ricordare) niente, sono rimasta sorpresa, invece, della dinamicità della memoria di due libri che ho letto velocemente, senza l'obbligo di dover rendere conto a qualcuno perché mi dicesse: "sì va bene, hai capito".

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