lunedì 3 dicembre 2012

Non-luogo Apple

Non-luogo Apple

My rating: 4 of 5 stars

Il libro è suddiviso in due parti: la prima racconta di come si sia arrivati ad aprire gli Apple Store sfidando una congiuntura economica mondiale negativa come era quella dei primi anni di questo secolo, in cui si delegavano ad agenzie in outsourcing il rapporto con la clientela, specialmente con servizi di call center. Steve Jobs, sfidando ogni raccomandazione, iniziò ad aprire i primi negozi in tutto il mondo; la seconda parte è interessante, sia dal punto di vista della vision che il guru di Apple aveva in mente per queste strutture, sia da quello sociologico per capire se questi luoghi, a vocazione prevalentemente commerciale, possano ancora essere considerati "non luoghi" secondo la definizione che ne dà soprattutto Marc Augé.

Nella mia acerba esperienza di frequentazione di un Apple Store -sono da poco sbarcata nel mondo della mela- trovo una certa affinità con le conclusioni dell'autore che definisce gli AS, non come servizi ma come prodotti.
Mi è successo stranamente, già dalla prima volta che sono entrata in negozio a Bologna, di scattare un paio di foto. La prima corrisponde alla scala di acciaio e vetro che va al primo piano: una salita che ha l'effetto di un cleaning mentale purificante che ti fa abbandonare la visione caotica della via Rizzoli. La seconda, giunti nella zona del Genius Bar, ti restituisce la via Rizzoli con una vetrata a tutta altezza in cui vedi la città come non potresti vederla dal piano della viabilità cittadina, ma nemmeno dal primo piano di una qualsiasi abitazione.
L'esperienza è gradevole e si può certo affermare che questo è a tutti gli effetti un luogo integrato con la parte storica della città che permette, anche se per una breve sosta, una interazione emozionale intensa, anche solo con il luogo stesso.



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