mercoledì 24 ottobre 2012

Choosy


A me sembra che oltre che la Fornero siano i media ad essere superficiali nell'affrontare il problema dei giovani con titolo di studio in cerca di un lavoro.
Stamattina andando in auto ascoltavo il solito esperto accademico o statal-stipendiato che diceva: "Ma sì anche i giovani hanno ragione però qualcuno non accetta di svolgere ruoli che non corrispondano al proprio livello di istruzione. Bisogna che si adattino e poi, una volta entrati nel mondo del lavoro, guardarsi intorno e cercare di meglio".

  1. Meno male che nel nostro paese di laureati ce ne sono pochi, altrimenti avremmo le strade piene di clochard perché ai genitori sembrerebbe anche vietato mantenerli.
  2. Quando si studia e non si trovano vie corrispondenti alle proprie ambizioni, si perde anche la possibilità di progredire nell'apprendimento, perché con il tempo che passa le novità sono così incalzanti che diventa indispensabile mantenersi aggiornati, altrimenti il proprio titolo scade. E dopo si viene definitivamente tagliati fuori.
  3. Le leggi di flessibilità del lavoro sono state fatte per arricchire gli imprenditori, (e ci metto anche lo Stato che si è molto ben adattato al trend), non certo per le nuove generazioni in cerca di occupazione.
  4. Ad una delle mie figlie con laurea magistrale ho impedito di andare a lavorare gratis in Italia, piuttosto le ho offerto di andare via a studiare ancora ed eventualmente fare lavori di adattamento, ma all'estero, non in questo paese cattivo con i propri figli. Con la seconda, in procinto di laurearsi in diagnostica del restauro, farò lo stesso discorso: piuttosto che lavori per niente qui, la mantengo là, a costo di mangiare polenta per il resto dei miei giorni.


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