mercoledì 5 settembre 2012

Sveglia! Terremoto #3


Lo scorso pomeriggio ero a scuola* per ragioni organizzative. C'erano alcuni colleghi, il preside e studenti di varie classi. Alla fine dell'incontro si avvicina al collega di filosofia una studentessa di quinta liceo e chiede: "Prof, ma quando riprendiamo le lezioni? Visto che non abbiamo fatto Kant per il terremoto lo dobbiamo fare quest'anno che è programma di quarta?"

Da notare che non abbiamo più la *scuola e che si sta facendo di tutto per dare un minimo di frequenza scolastica agli studenti, specialmente a quelli di quinta che avranno l'impegno dell'esame.

Precisato questa situazione determinata dal terremoto, mi chiedo?
-Possibile che l'insegnamento-apprendimento si riduca ad una contrattazione quantitativa?
-Possibile che studenti già maggiorenni non siano in grado di leggersi Kant da soli?
-Possibile che debbano dipendere ombelicamente da quello che dice il prof? "Fai questo, fai l'altro."
-Possibile che non capiscano che, proprio perché avranno l'Esame di Stato, sarebbe meglio che leggessero un po' di letteratura relativa al secolo passato che viene sempre sacrificata per ragioni di tempo e spesso se un commissario si azzarda a chiedere un collegamento a volte si ha una risposta del tipo: "ma questo il prof non ce l'ha spiegato". [deprimente]
-In alternativa, possibile che non sappiano guardarsi qualche film, opere d'arte e farsi un po' di infarinatura culturale del contemporaneo che non fa mai male;
-Possibile che si dia corda a questi atteggiamenti di pseudo attenzione verso i prof e non si attivino indicazioni perché ci si svegli un po' e ci si dia una mossa?

Io avevo un'insegnante di lettere la cui voce non superava la seconda fila di banchi. Per la maturità mi sono preparata da sola leggendo testi dell'ottocento e del novecento, tra cui le opere di Dino Buzzati che avevo portato in tesina e che mi hanno acceso la passione per la lettura.
Quella situazione mi ha insegnato a studiare anche da sola, e ne vado orgogliosa. 

Gli stati di emergenza richiedono un minimo di iniziativa personale, specialmente da chi di energie, per ragioni anagrafiche, ne dovrebbe avere in abbondanza.

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