domenica 26 agosto 2012

Sul concorso insegnanti

Tra ieri ed oggi ho intercettato questi due tweet:




Con il primo ho avuto una discussione su tweeter, con il secondo vi rinuncio per l'espressione offensiva adottata perché a "libro paga" ci stanno i mafiosi e non delle persone che da anni si alzano la mattina e vanno a lavorare, spesso lontano da casa 800 - 1000 km per stipendi da pura sopravvivenza.

Quello che ho fatto notare anche a Gianluca Diegoli, è che è facilissimo prendersela con la scuola per un meccanismo di transfert molto semplice: si scarica la propria rabbia, invidia ed acredine determinata dalle contingenze economiche attuali - ma non che prima si fosse fatto diversamente - sul primo cane bastardo da prendere a calci, perché a qualcuno bisogna pure dare la colpa di ciò che succede e la scuola è da sempre a portata di piede.

Ripeto: questo è un giochetto pericoloso se non altro perché la competitività di una nazione si affronta con gente civilizzata ed istruita. Certo, gli studenti in Italia sono tanti e tanti devono esser gli insegnanti perché l'ignoranza è una malattia endemica, forse la più letale.



3 commenti:

Federica Scarrione ha detto...

Aggiungo volentieri che c'è tanto bisogno di insegnanti SELEZIONATI, di persone che diffondano conoscenze. Quindi ben venga un concorso; se mai basta a concorsi riservati e immissioni sulla base del solo periodo di servizio...Attenzione, non voglio negare il ruolo a precari di vecchia data: dico solo che anche loro devono sottoporsi a selezione, non pensare che vi sia un passaggio automatico e, per così dire, passivo!

Emanuela Zibordi ha detto...

Sì, concordo purché si faccia una selezione con commissioni competenti e senza l'invadenza di partiti, sindacati e non meglio identificate potenti associazioni. Ma non sarà così, purtroppo. Già si hanno sentori diversi.

Marco Bertoli ha detto...

Il disprezzo e, come dici benissimo tu, il rancore verso la scuola e verso gli insegnanti è un tratto d'italianità che accomuna infelicemente italiani di sinistra e di destra. E non solo nei momenti di crisi, ma sempre.

È infatti su un argomento come la scuola che risuona più che mai vero l'adagio di Ennio Flaiano: in Italia ci sono due tipi di fascisti, i fascisti e gli antifascisti.