lunedì 2 luglio 2012

La fine dell'era del buon senso

La fine dell'era del buon senso

My rating: 4 of 5 stars

Di questo libro mi è piaciuta la concretezza. Di solito leggo sulle nuove tecnologie con interesse verso la didattica che comprende, come si sa, le sfere della personalità quali quella cognitiva, emozionale e motoria.
I numeri che ci snocciola Maruzzzi toccano tutti questi ambiti e mostrano come l'innovazione tecnologica proietta nei dispositivi, tanti dei quali già in uso e pronti a nuove evoluzioni, il bisogno di ricreare un ambiente accessorio ed integrato molto simile alle peculiarità umane naturali, sempre più potenziate. Le analisi dei dati dovrebbero farci riflettere sui nostri comportamenti orientati verso la direzione di miglioramento della qualità della vita. E così sembra essere, statisticamente parlando.

Sono molti gli argomenti che mi affascinano: il ruolo del corpo come produzione infinita di dati e non solo nella pratica sportiva, anche la salute, le emozioni, le percezioni; la sperimentazione di una didattica supportata da infrastrutture connettive VERAMENTE efficace; la ricerca semantica ed "iconico-semantica"; la realtà aumentata e così via.

Quello che però si cela dietro a questa "rosea" prospettiva innovativa, a parere dello stesso autore ormai inarrestabile ed irreversibile, è il timore della forbice e della esclusione di molte categorie, se non intere popolazioni, da questi benefici. Divaricazione che già è in atto nei macro così nei micro sistemi, non solo per ragioni economiche ma a volte anche per scelte progettuali affrettate e/o solo orientate al business che escludono lo studio prassico e cognitivo delle scelte operative che si compiono di fronte ai dispositivi hw e sw con cui si viene in contatto. C'è bisogno di più semplicità e reale efficacia.
Le aziende che sapranno integrare al meglio la macchina all'uomo, a mio parere, saranno vincenti.


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