venerdì 20 aprile 2012

L'uomo che mise fine alla Storia

L'uomo che mise fine alla Storia

My rating: 5 of 5 stars

C'è uno scoglio tagliente da valicare nella lettura del libro ma "qualcosa" impone di superarlo, non senza empaticamente sentire tutta la muscolatura contratta e gli organi interni retratti.

La stessa sensazione somatica e neurovegetativa l'ho provata leggendo un brano del libro di Murakami, L'uccello che girava le viti del mondo, in cui, a ruoli invertiti nella stessa guerra, l'autore descrive truppe russe che con l'ausilio di guerrieri mongoli torturano e uccidono soldati giapponesi.
La differenza tra le due situazioni è che questa che narra Liu, come per l'olocausto, è stata assunta a SISTEMA.

Ricordo inoltre di aver letto, purtroppo non riesco a risalire alla citazione, che i sopravvissuti dei campi di concentramento che venivano accolti nella neonata Israele e raccontavano le loro atroci esperienze, non venivano creduti dai loro stessi fratelli e compatrioti, aggiungendo angoscia ad angoscia.

Sono molte le problematiche che pone questo racconto: politiche, etiche, psicologice, ecc., ma una frase del libro mi ha colpito e riguarda proprio il valore della testimonianza di chi ha vissuto quel tipo di esperienze:
L'epoca contemporanea attribuisce grande valore all'autenticità e alla narrazione personale, incarnata dal genere del "memoir". I resoconti dei testimoni hanno un'immediatezza e un impatto che si impone come affidabile e siamo convinti che trasmettano una verità superiore a quella di qualsiasi narrazione inventata. Eppure, forse con un paradosso, siamo pronti a cogliere la minima deviazione e contraddizione nei fatti raccontati, per dichiararli complessivamente letterari. Questa dinamica è improntata a una desolante alternativa del "tutto o niente". Al contrario dovremmo riconoscere per principio che ogni narrazione è soggettiva senza alternativa e tuttavia portatrice di una sua verità.

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