martedì 13 marzo 2012

Il codice Darwin. Nuove contese nell'evoluzione dell'uomo e delle scimmie antropomorfe

Il codice Darwin. Nuove contese nell'evoluzione dell'uomo e delle scimmie antropomorfe

My rating: 5 of 5 stars

Posizione dell'uomo attuale nella scala zoologica:
Regno Animale; Phylum Cordati; Subphylum  Vertebrati; Classe Mammiferi;                              
Ordine Primati; Infraordine Catarrini; Superfamiglia Ominoidi; Famiglia Ominidi; Sottofamiglia Ominini; Genere Homo; Specie Sapiens.

Definita la classificazione rimane tutto il resto che questo libro prova a raccontare con grande minuzia di particolari riguardo la discussione che i paleoantropologi, antropologi, genetisti e biologi hanno intrapreso dal momento in cui si ha avuto il sospetto che l'homo sapiens sia stato preceduto da altre specie che potrebbero essere, o non essere, gli antenati dell'umanità così come la conosciamo.
Questo dibattito scientifico non è stato facile, sia per la difficoltà di ricostruire la morfologia dai pochi resti fossili, sia per i pregiudizi della comunità scientifica e per le difficoltà di proporre teorie che entravano in conflitto con la religione ed il senso comune.

I due autori si soffermano sulla costruzione della genealogia che assume una forma a cespuglio dove tante specie fanno dei percorsi in comune e poi si dividono; alcune resistono e si evolvono, altre si estinguono. Ma il dibattito è ancora aperto in tanti punti.

Prima certezza: l'homo sapiens non è diretto discendente del neanderthalensis. La nostra specie è nata in Africa tra 200.000 e 100.000 anni fa e poi ha colonizzato il pianeta, ce lo dice il DNA mitocondriale che si trasmette per via materna. Insomma, tutti abbiamo la stessa mamma in comune.

Seconda certezza: il primate che più ci assomiglia è lo scimpanzé con cui condividiamo da 98,4 a più del 99% dei geni (secondo il tipo di geni), tanto da inserirlo nella specie Homo già da parte di Linneo e Darwin, i quali nutrivano qualche sospetto in merito.

Questi due risultati sono stati determinati dagli studi di antropologia molecolare, quella che studia soprattutto il DNA, dalla quale nel prossimo futuro ci si aspettano dichiarazioni altrettanto importanti con la comparazione dei codici genetici dell'uomo e della scimmia più antropomorfa che ci sia, con la speranza di trovare , finalmente, il percorso evolutivo più probabile e le cause di una diversità che non è coerente con la forte similitudine genetica.

Devo ammettere di aver avuto qualche difficoltà a seguire la lettura storica perché, primo questa scienza è estremamente complessa, ingarbugliata, inoltre, come per altre scienze che occupano tempi e spazi al di fuori della nostra capacità percettiva ed immaginativa, si fa fatica a pensare in termini di milioni di anni e rappresentare i diversi habitat nonché le diverse forme di vita, come per quel nostro primo progenitore che era alto pochi cm e pesava intorno ai 10 gr.

Gli autori sono stati ammirevoli nel tentativo di dare a questo testo anche una funzione divulgativa senza mai esimersi dalla precisione dei riferimenti ed etica che ci fa riflettere su quanto siamo simili ai nostri antenati ed al nostro comportamento che deve essere meno supponente e più attento a tutti gli esseri del pianeta Terra.




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