venerdì 6 gennaio 2012

Guida galattica per gli autostoppisti

Guida galattica per gli autostoppisti

My rating: 5 of 5 stars

Negli anni settanta c'era una certa abitudine a fare l'autostop, come si dice: erano altri tempi. Si incontravano spesso ragazzi e ragazze con il pollice fuori o il cartello che indicava la direzione desiderata.
Io allora ero teenager e con una mia amica, nell'estate del '73, ci siamo fatte scarrozzare in giro per l'Italia chiedendo passaggi, viaggiando su auto, camion e a volte facendo lunghi percorsi a piedi. La cosa non ci spaventava più di tanto perché così facevan tutti e lo stesso Bob Dylan invitava a fare l'esperienza: "How many roads must a man walk down...".
Il Fattore di Improbabilità ci ha portate in cima al trampolino di salto con gli sci di Cortina d'Ampezzo e a dormire nella sala dei telefoni della stazione Termini di Roma, ma anche a regalare una sveglia ad un orologiaio di La Spezia. Situazioni strane.

Gli eroi di Guida galattica per gli autostoppisti si trovano in situazioni altrettanto bizzarre, un po' più estreme delle mie oserei dire, catapultati, nel vero senso della parola, in Universi dove il Fattore di Improbabilità gioca in questo modo: Quelli che studiano la complessa interazione di cause ed effetti nella storia dell'Universo, dicono che questo genere di cose succede continuamente, ma che noi siamo impossibilitati ad impedirlo. -Così è la vita- dicono.
Cercano qualcosa? No. Hanno uno scopo? No. Si pongono domande? No.
Sono altri che hanno già una risposta da spendere a cui devono trovare a tutti i costi una domanda plausibile. I più saggi ritengono che quella di Dylan vada più che bene.

Lettura divertente.

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