venerdì 30 dicembre 2011

The Wooden Baby

The Wooden Baby (The String City Mysteries)The Wooden Baby by Graham Edwards
My rating: 5 of 5 stars

Se l'autore voleva provocare inquitudine, beh, c'è proprio riuscito. Il picco l'ha raggiunto quando ha fatto riferimento alla collezione dei National Geographic nella libreria. Ecco, ho pensato alla mia, giù nello studio e al pavimento, sotto il pavimento. Bhuaaaaa! 0_o

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venerdì 23 dicembre 2011

Lezioni americane

Lezioni Americane: sei proposte per il prossimo millennio

My rating: 5 of 5 stars

La lettura precedente risale a più di vent'anni fa. Nel frattempo ho letto altre opere come "Se una notte d'inverno un viaggiatore" e "Palomar" che mi risultano adesso più chiare alla luce di questa rilettura.
Di fronte alle riflessioni di Calvino ci si sente piccoli piccoli con la sensazione di essere di fronte all'erudito, mai saccente, che si ascolta a bocca aperta e che fa magicamente apparire vicino a te, come ologrammi, i mostri sacri del pensiero a cui dà voce e il cui compito, eclettico, è quello di ricomporre significati apparentemente distanti tra loro e da noi.



lunedì 19 dicembre 2011

La mappa è una contrazione

La mappa è una contrazione

My rating: 4 of 5 stars

Tutte le strade portano a Roma? Sembrerebbe di sì. Ce lo racconta Battisti che sovrappone archeologia futurista, fatta di tombaroli tecnologicamente attrezzati, e di mappe stradali contratte in un simbolico TomTom che intersecano la città eterna. Visionario quanto basta e, naturalmente, connettivista.

giovedì 15 dicembre 2011

Ma gli androidi sognano pecore elettriche?

Ma gli androidi sognano pecore elettriche?

My rating: 5 of 5 stars

Philip K. Dick costringe a fare letture geometriche. In "La svastica sul sole" per piani paralleli, invece, in "Ma gli androidi sognano pecore elettriche?" si deve procedere in orizzontale, poi in verticale e se non bastasse anche in diagonale.

Orizzontale: ci sono uomini e i loro animali che rappresentano solo uno status symbol, per loro gli umani non provano nessun sentimento affettuoso. Poi ci sono gli androidi e gli animali meccanici, questi ultimi sostituiscono quelli vivi ma non bisogna farlo sapere in giro, ne va della propria considerazione sociale.

Verticale: umani ed androidi si differenziano per la mancanza di empatia di questi ultimi, ma poi non è nemmeno tanto vero; un sentimento l'androide lo percepisce e si vendica. Gli umani percepiscono empatia se si attaccano ad una macchina: il modulatore di umore Penfield.

Diagonale 1: l'umano maschio ha un rapporto con un androide femmina e da quel momento non distingue più i ruoli, entra in stato confusionale.

Diagonale 2: l'umano donna si accorge che un animale è finto ma, come per l'uomo con l'androide, ribalta la propria percezione e decide di prendersene cura come se fosse vero.

Altri segmenti di sezione o raccordo sparsi qua e là: dove inizia e dove finisce il limite tra uomo e macchina, tra il finto e il vero? Cosa passa dall'una all'altra entità? Si può parlare di empatia tra formazioni così diverse ma che si assomigliano così tanto, forse troppo?

Prossimamente riguarderò "Balde Runner" che, da quel che ricordo, del romanzo "Ma gli androidi..." ha poco e affronta solo in parte la tematica complessa, così come raccontata nel libro.
Aggiornerò con ulteriori considerazioni.

martedì 6 dicembre 2011

La lettura digitale e il web

La lettura digitale e il web

My rating: 4 of 5 stars

Mi sono soffermata nella lettura delle parti che riguardano i lettori di ebook, intese come persone, nelle quali mi identifico, mentre ho solo sbirciato quelle relative all'editoria e marketing.

Ho apprezzato molto l'articolo di Marco Dominici sull'editoria scolastica i cui contenuti avevo già avuto modo di leggere sul suo blog e nell'intervento così accattivante visto a librinnovando.

sabato 3 dicembre 2011

Contro la meritocrazia

Contro la meritocrazia

My rating: 4 of 5 stars

Avrei molte cose da dire su questo libro che mi trova sostanzialmente d'accordo, ma per una serie di circostanze contingenti, mi limito a queste due:

-non sono contraria a dare gratificazione e chi lo merita, anzi: lodi all'esame di stato;

-come insegnante mi trovo a condividere empaticamente quello che scrive Hobsbawm, citato dall'autore: Ciò che voglio ricordarvi è qualcosa che mi fu detto quando iniziai la mia attività di docente all'università. "Le persone per le quali sei qui", mi avvisò il mio insegnante, "non sono gli studenti bravi come te. Sono gli studenti di medio livello, che ottengono risultati poco interessanti e le cui tesi di laurea sono tutte uguali. Gli studenti di primo livello sanno badare a se stessi, anche se a te darà soddisfazione insegnare loro. Ma sono quegli altri che hanno davvero bisogno di te."

Poi è chiaro, si continueranno a fare customer satisfaction, ranking e rarating, benchmarking per dare conto agli stakeholders e agli shareholders, sempre meno intenzionati ad investire nella cultura e sempre più, invece, in queste forme spasmodiche di quantificazione del merito e della qualità.

Nota polemica: a che scopo? Da quale pulpito?