[avrei voluto scriverlo ieri sera ma ero stanca ed inca**ata]
Come dice il mio amico
Andreas: c'è gente che ha studiato tanto ma non ha capito niente.
Sono anni che costantemente si ripropone lo stesso teatrino: i contenuti soprattutto, il programma (??); le persone valgono solo se fagocitano tutto quello che viene loro travasato con il sistema dell'alimentazione ad imbuto -cito a braccio la definizione di Popper-
Questa cosa nasce, secondo me, perchè a volte gli adulti investiti istituzionalmente nel ruolo di educatori, si identificano in ciò che sanno e non in ciò che sono e, siccome ciò che sanno è sempre una minima parte della conoscenza in rapporto al tutto, tolto quel poco, ahimè, rimane il vuoto.
La casistica che ho maturato negli anni di questa specifica ottusità è varia, ma la chiusura che mi infastidisce di più, della quale non trovo nessuna giustificazione, è quella degli insegnanti di materie letterarie che rendono la loro disciplina in "cose da sapere" e non in "cose per crescere", dimenticando che, ciò che hanno studiato per diventare tali, non è altro che lo specchio dell'umanità. E comunque, senza vantare particolare perspicacia intellettuale, basterebbe aver letto bene "I Promessi Sposi".
***
[dialogo che non ha stretta e diretta relazione con il precedente.]
Stamattina entro in classe:
"Buongiorno"
silenzio
"Buongiorno, non è un buongiorno?"
risposta stud:
"No"
Io:
"Cos'è successo"
stud:
"A., un sacchetto di plastica".