sabato 27 agosto 2011

La strategia del cyborg

La strategia del cyborg

My rating: 4 of 5 stars

Un anno fa avevo liquidato questo libro con un laconico "condivido" ad indicare che ero d'accordo con la quasi totalità delle affermazioni.

Mi è tornato l'interesse a rileggerlo dopo aver fatto, in quest'ultimo anno, altre letture che direttamente o indirettamente hanno toccato l'argomento cyborg ed ho voluto confrontarle con questo "manifesto" e soprattutto con ciò che è il mio pensiero, raffinato anche da esperienze professionali e di amicizia con le nuove tecnologie.

Ad essere sincera la miccia che ha innescato questa rilettura è stata una massima di Max Plank letta sul thriller L'ultima risposta di Einstein. La riporto per comodità:

Una nuova verità scientifica non trionfa perchè i suoi oppositori si convincono e vedono la luce, ma perchè loro alla fine muoiono e nasce una nuova generazione a cui quei concetti diventano familiari.

Mi ronza nella mente dai primi di Agosto perché, lungi dall'identificarmi con una cyborg e del resto Crouzet afferma che è finito il tempo delle classificazioni, trovo che molte delle persone che ho intorno, quelle che non partecipano al mondo che frequento io, siano così lontane dal mio modo di pensare e di agire, che sembra che si stia delineando tra loro e me, una frattura paradigmatica. Non mi riferisco a veri e propri oppositori, quanto agli scettici o indifferenti e pigri.

Ai miei colleghi ai quali faccio formazione dico sempre, usando una metafora che per me non è tale, che utilizzare le ICT nella didattica senza conoscere l'ambiente del Web è come voler insegnare a nuotare senza essere mai entrati in acqua. Solo quelli che sanno mettersi in gioco prendono il coraggio per il tuffo. Altri non si fidano, sono lontani, scelgono di non addentrarsi in ambienti sconosciuti ed impegnativi.

Ergo:
a) preferisco puntare sulle nuove generazioni;
b) sempre disponibile per chi mi cerca;
c) io devo andare avanti.



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