lunedì 11 luglio 2011

Sentimenti Sovversivi

Sentimenti sovversivi


My rating: 4 of 5 stars


Il pretesto di un romanzo autobiografico relativo ad un periodo di lavoro passato in Francia è l'occasione per sfogare con lucidità l'indignazione che si prova verso quello che succede da tempo nel nostro di paese.

Nella narrazione, ricca di riferimenti della nostra triste quotidianità, ciò che irrita maggiormente non è tanto lo scempio ecologico e paesaggistico della nostra terra che ha radici antiche - l'autore fa spesso un parallelo tra Venezia, la sua città e Saint-Nazaire, porto Bretone nel quale spesso ritorna - quanto lo scempio di teste, ormai in balia della regressione intellettuale a cui ci hanno abituati con lo stillicidio continuo e programmato dell'esaltazione della stupidità, dell'arroganza, dello scandalo che, bene o male, ci addossa come cittadini italiani vergogne di cui non tutti siamo responsabili.

Mi accomuna a Ferrucci il sentimento di sconcerto di fronte alla facile ma strategica etichettatura: chi non agisce come noi è un comunista, i docenti sono tutti di sinistra, nella scuola si insegna il contrario di quello che vogliono le famiglie e così via.
Pensare in modo critico è diventata una colpa politica.

Che poi, a dire il vero, questi non ne azzeccano una, tanto che siamo sull'orlo dell'abisso economico. Forse sarebbe ora che qualcuno pensasse un po' di più anziché limitarsi a blaterare.

Tornando al romanzo queste esternazioni si alternano ad una storia d'amore alla quale il protagonista si attacca per necessità di identità e di sopravvivenza. Il finale sembra a lieto fine ma, per una inevitabile legge di compensazione - o me o voi-, lascia noi, che stiamo qui in Italia, sotto una cappa di pesante pessimismo.



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