domenica 23 gennaio 2011

Elogio degli e-book


My rating: 5 of 5 stars


Questo saggio di Mauro Sandrini esordisce con un capitolo appassionato sul suo amore per i libri ma anche sulla loro inevitabile trasformazione ad entità impalpabili, così come vuole la digitalizzazione della parola scritta.

Una metamorfosi, questa, ancora lenta e piena di domande sul futuro del libro e degli attori che convergono attorno ad esso che però vede nelle forme di produzione, distribuzione e fruizione notevoli cambiamenti di paradigma.

Si analizzano le funzioni della piccola libreria di provincia, degli autori, dei nuovi editori e distributori di ebook, fino al lettore consapevole a cui viene fornito, insieme al libro digitale, un valore aggiunto che sta nella possibilità di interazione con altri lettori se non addirittura con gli editori e gli autori stessi.

Ogni protagonista può sia subire sia beneficiare di questa rivoluzione che a volte scardina vecchie abitudini e consumati privilegi e indica nuove vie professionali attente e rispettose della più ampia democratizzazione che sta avvenendo nella rete.

L'ho letto con attenzione pur essendo una semplice lettrice perchè a volte si colpevolizza troppo chi sposa la lettura in digitale, prospettando chissà quali catastrofici scenari editoriali.

Sandrini mi ha rassicurato.

A coloro che mi vedono con l'e-reader in mano e mi dicono: "io non so rinunciare al libro cartaceo perchè mi piace l'odore della carta" rispondo: "io impazzisco per l'odore del kindle e tutto quello che ci sta dietro" ;-)

5 commenti:

Sir Robin ha detto...

Questo dell’odore, del tatto etc… è un fattore da non sottovalutare perché indica una percezione (per capirci) “aliena” rispetto allo strumento di lettura in generale ed elettronico in particolare. Può andar bene per il capitano Kirk, ma non ha nulla a che fare con le pagine ingiallite etc… insomma la parola scritta non come strumento quotidiano, un attrezzo come un altro, come un martello o un cacciavite o un cucchiaio, ma come componente di un oggetto feticcio, pieno di fascino, ma, tutto sommato, buono per chi ha tempo da perdere.

Complimenti per il blog!

emanuela ha detto...

Grazie del complimento ;-)

Posso capire in parte i lettori che segnalano mancanza di percezioni tattili, olfattive, visive che il testo digitale non restituisce. Si tratta per lo più, però, di sensazioni esterocettive.
Vorrei invece far notare che quelle propriocettive soprattutto di natura tonica, beneficiano di una lettura con e-reader più distesa, meno legata ad atteggiamenti posturali fastidiosi. Anche gli occhi si affaticano meno tanto che, per ciò che mi riguarda, ho dimezzato i tempi di lettura. Quindi 1 - 1 ;-)

Amo i libri nella mia biblioteca, ma perchè sono dei supporti di conoscenza o perchè carichi di ricordi; nulla toglie che impari ancora o provi emozioni con quelli digitali.
Non è che la tecnologia mi abbia trasformato in un robot. Anzi :-)

Sir Robin ha detto...

E’ proprio questo il punto: io non li capisco affatto (i tifosi della carta, chiamiamoli così – quando, del resto, anche io un po’ lo sono- ) perché sono convinto che non ci sia nulla da capire. Anche qui: (tagliando con l’accetta) è tutta propaganda. E, come tutte le propagande, è molto efficace e non va sottovalutata, ma fa leva su elementi fallaci. Un ebook ha troppi vantaggi in più, è solo questione di farli emergere.
Le percezioni tattili, olfattive o altro non hanno niente a che fare con l’assunzione di una parola scritta da un supporto qualsiasi. Una parola non vede alterarsi il suo significato se la trovo scritta sulla sabbia o sullo striscione (o come si chiama) trascinato in volo da un aereo per fare pubblicità a un mobilificio o su uno schermo retroilluminato o meno che sia. Tutto avviene nella nostra mente, insomma.
Provo a spiegarmi con un esempio.
Un file mp3 è una approssimazione più o meno fedele della registrazione di un evento sonoro, acustico, un discorso, un pezzo di musica o quel che sia. E’ un espediente per poter mettere molta musica in poca memoria. Ma molti dei dati originariamente espressi si perdono: si tratta di un ascolto “povero”, lossy, come si dovrebbe dire, cioè c’è una perdita di qualità. Da una certa soglia (che varia a seconda della sensibilità delle orecchie (e degli orecchianti)) non è molto difficile distinguere la traccia di un cd da un file mp3. Un file mp3 con un bitrate basso ha una qualità sonora simile al telefono: una musica qualsiasi ascoltata in quel modo è uno strazio, ma, poniamo, per un intervista fa egregiamente il suo mestiere. Perché? Perché ci è più che sufficiente il significato delle parole evocate. Che siano pronunciate da una voce più o meno gradevole non fa una gran differenza. Non si tratta, in questo secondo caso, di una esperienza estetica.
Eppure la lettura è ancora un’altra cosa.
Ci sono persone che io reputo oltremodo fortunate: si tratta di coloro (musicisti professionisti, perlopiù) che riescono a far suonare la musica che sta scritta sulla carta (o, in più recenti declinazioni, un pdf sull’ iPhone). Ci sono persone, cioè, che riescono a sentire la musica dentro la propria testa semplicemente leggendo le parti di uno spartito. I più bravi intere big band. Naturalmente non si tratta di un’esperienza comunicabile tale e quale e ci sono varie gradazioni. In proposito c’è una bellissima scena dal film “Amadeus” di Jarmusch dove un Salieri mangiato dall’invidia non riesce a staccare gli occhi (e la testa) dai fogli con su scritte le composizioni del suo rivale: cade quasi in estasi e una pagina dopo l’altra si sentono risuonare le arie più famose di Mozart. Frank Zappa, nella sua autobiografia, racconta di aver trascorso mesi e mesi seduto a tracciare righe e pallini e chiunque abbia ascoltato una qualsiasi delle sue cose si può rendere conto di quanto questa faccenda abbia del prodigioso: se andiamo nel campo della poliritmia ci sono cose che neanche i computer riescono ancora a riprodurre a dovere. Ma questo è un altro discorso. Parlando di narrativa (ma non solo): quando ci immergiamo nella lettura di un libro riusciamo a compiere la stessa azione di Salieri. Una ben assestata sequenza di parole può funzionare come un quartetto di Mozart. Non è retorica, è proprio così, basta un pochino di consuetudine. Semplici parole opportunamente ben distinguibili dallo sfondo sul quale giacciono e su un supporto comodo da maneggiare. Qualsiasi sia.

Sir Robin ha detto...

Tuttavia, quando leggiamo non ci stiamo producendo in un’esperienza estetica, bensì essenzialmente pratica. (Come diceva Gaber? «… sono tutto preso, non da Hegel, naturalmente, ma dal mio fascino di studioso» ^__^). Bisogna riuscire a trasmettere, della lettura, il valore essenziale di praticità, di autentica utilità, di quasi esperienza, di supporto all’esperienza: chi legge campa molte volte. Si acquisiscono e si affinano strumenti intellettuali preziosi. Si coltiva il gusto della complessità.
Ma forse il problema è proprio questo ;-)
Per dire, in Usa si stanno dando esempi di veri e propri bum (boom?):

http://www.goodthing.it/php/wordpress/?p=2608

Del resto:
res tene verba sequentur.
(non c'entra nulla ma fa fico :-))
Saluti!

emanuela ha detto...

Accidenti sei inarrestabile :-)
Concordo con quanto hai detto, purtroppo non sono un'esperta di musica ma di silenzio. Non la disdegno eh!

Il latinorum penso che c'entri abbastanza. Sì, ammetto, fa fico :-D

P.S: letto post, ti conoscevo già.