domenica 5 dicembre 2010

Il cimitero di Praga


My rating: 5 of 5 stars


Sedersi a tavola in un ristorante a Parigi, provare a leggere il menu facendosi consigliare dal cameriere, ordinare un piatto di cui non si riesce ad immaginare il contenuto e che nel tuo profondo desidereresti solo che assomigliasse ad un panino col salame rende, quello della cucina francese, qualcosa di simile ad un linguaggio esoterico.

Quella è stata la prima prova alla quale Eco mi ha sottoposta per la continuazione della lettura del libro ed introdurmi con un certo garbo alla seconda, più dura da digerire, quella della disgustosa figura del protagonista che, non solo racconta, ma ordisce e realizza con utilitaristica lucidità gli avvenimenti della trama.
Affetto da misantropia, atarassia e psicotico, persegue il suo obiettivo facendo in modo che la Storia si pieghi ai suoi bisogni che spesso coincidono con quelli dei suoi committenti, altri megalomani esaltati membri di sette o congreghe. E ci riesce.

Proprio la Storia ci dice che da questi incontri perversi non scaturisce niente di buono.

Lo stile è a mio avviso volutamente pesante, tanti riferimenti incomprensibili e ardui da verificare, non c'è ironia ma solo sarcasmo, però questo libro è una lezione importante sul ruolo del potere, di ciò che vuole far apparire e di quello che tiene opportunamente nascosto, della strumentalizzazione degli avvenimenti per aizzare o sedare a seconda del bisogno l'opinione pubblica e dell'arte di intervenire politicamente, lecitamente e non, per soddisfare tutte le necessità contingenti utilizzando una sola azione ma mirata.




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