sabato 3 aprile 2010

Judo: prima lezione

Coloro che mi seguono su twitter sanno che spesso al mattino, prima di andare a lavorare, mi fermo al panificio "Galli" di S.G.d.D. per la dose giornaliera di croissant e qualche volta raddoppio con il bombolone alla crema. Il routinario automatismo del entra, scegli, paga ed esci è stato ultimamente scosso dalla locandina affissa al vetro dei dolci da petit déjeuner: lezioni di judo a S.G.d.D. il venerdì sera, telefonare al numero...
Chiedo alla commessa: "Ma dai, sai chi lo tiene? Tiro giù il numero di cell!" Lei: "Sì è la Eleonora, aspetta te lo scrivo su un foglietto" "No grazie, lo memorizzo sul telefonino, i foglietti li perdo regolarmente" "Sat tze muderna!"

Ieri sera la prima lezione. Eleonora è stata mia allieva al Liceo, ora i ruoli si invertono con mio grande sollievo perchè adoro quando lo sport non odora di lavoro. Mah! Cominciano ad arrivare tante persone, uomini che non ho mai visto, quelli della foto e quando si presentano sul tatami le loro cinture hanno temi cromatici declinati su tonalità scure, molto scure. Sigh!

Inizia la lezione, un po' di riscaldamento, oddio gli addominali, sono anni che non faccio ginnastica, detesto la ginnastica, ma i miei fidi non mi abbandonano perchè, comunque,  li ho sempre tenuti al guinzaglio.
Il Maestro suggerisce tecniche a terra: Hon Gesa Gatame, Kuzure Kesa Gatame ed altri di cui non ricordo il nome. Li eseguo con Ele che mi spiega bene come sistemarmi, dove infilare le braccia, dove fare la presa con le mani. Sono concentratissima, soprattutto per ricordare le successioni dei grovigli,come se stessi imparando dei nodi marinari.
Mentre ascolto ed eseguo mi viene una riflessione tecnica che riscontro tutte le volte che approccio ad un nuovo sport: ciascuno ha una propria specifica nomenclatura, d'accordo, ma la descrizione della progressione del movimento, del susseguirsi degli spostamenti dei segmenti corporei su assi e piani, rimane una delle cose più difficili e meno standardizzate delle Scienze Motorie. Ma che importa se nella ginnastica una certa presa degli arti inferiori si chiama poplitea e qui strangolamento? Ci adatteremo.

Gli ultimi dieci minuti sono per il randori. Si avvicina il ragazzo appena diplomato III Dan e mi dice: "dai, coraggio, prova a fare quello che hai imparato!" Rapido calcolo ponderale delle due stazze, probabilistico riguardo la mia sopravvivenza, non faccio in tempo a tirare le somme che lui, non so se per gentilezza o incoraggiamento, mi dice che sente la pressione del mio fianco sul suo addome. Grazie!

Torno a casa che mi sembra di essere passata nel tritacarne. Penso: domani non riuscirò a scendere dal letto ma rifletto e deduco che mi piace proprio, perchè:
-si pratica scalzi, come la danza moderna;
-perchè è ecologico, non si spreca niente: minimo sforzo per massimo risultato;
-perchè è fisiologico: la pressione contro il tatami o contro l'avversario stimola il massaggio fino alle soglie del periostio;
-perchè si vola e si fa volare.
 Stamattina mi sono alzata. Eccome! ;-)

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