lunedì 14 dicembre 2009

L'esame

Lunedì giorno libero. Mi alzo presto per prendere il treno che mi porta a Bologna per sostenere l'esame a quiz per l'ammissione al concorso per Dirigenti Tecnici del Ministero della Pubblica Istruzione. Finisco di studiare gli ultimi argomenti, scambio qualche battuta con Francesco, mio ex studente che frequenta ora l'Università.

La scuola sede d'esame è subito dopo il ponte sulla ferrovia; butto l'occhio sui lavori della nuova stazione dell'alta velocità. Colazione in un bar ed entro nella scuola. Riconoscimento con codice e Carta di Identità. Entro in classe, con me alcuni colleghi, tutti incasinati: chi non ha ricevuto il codice, chi il codice l'ha ricevuto ma non sa come accedere alla propria posta istituzionale, chi avrebbe dovuto sostenere la prova in un'altra regione ma, trovandosi ad insegnare a seicento Km da casa, fa richiesta di poterlo sostenere qui. Io, avendo come iniziale di cognome una Z, sono stata messa nell'ultima aula che ha in coda tutti questi casi speciali.

Finalmente alle dieci si parte. Cento quiz, perfidi, domande con risposte declinate ai minuti dettagli di legislazione generale e scolastica. Rispondo a quelli che credo di sapere, circa una trentina, ritorno indietro alla prima pagina e sparo a caso le risposte degli altri. Finirò sicuramente con un punteggio sotto zero perchè, ad ogni risposta sbagliata è detratto mezzo punto, mentre a quelle senza risposta, un quarto.

Esco e mi avvio verso il centro: libreria, qualche negozio. Guardo l'orologio e penso di prendere il treno di ritono alle tredici e qualcosa. Arrivo a pelo in stazione, leggo velocemente l'orario e fiondo al binario Ovest, salgo sul regionale per Verona e mi siedo. A casa, esperienza da dimenticare.

Il treno inizia a frenare e poi rallenta. Io penso: San Giovanni in Persiceto e invece leggo sui tabelloni Anzola Dell'Emilia. Porc.! Chiedo ben sapendo la risposta: "Questo treno va a Verona ma per Mantova?". Faccio un rapido calcolo: impossibile proseguire per Mantova, avrei quaranta Km da fare, come?. Decido di scendere alla fermata successiva, di aspettare il treno che mi riporti a Bologna e da lì, prendere quello "giusto" per Verona.

Il treno rallenta ancora e si ferma, mi sporgo dalle porte automatiche e, non so per quale ragione scendo i due scalini e mi ritrovo qui, alla stazione di Samoggia, per quasi un'ora, senza anima viva, seduta su un muretto, vedendomi sfrecciare davanti e dietro treni come missili, finchè uno rallenta e decide di raccattarmi.
Ritorno a Bologna:

Posta un commento