martedì 12 agosto 2008

Mobile Training





Mi intervisto:

Me: ma tu che sport pratichi?
Io: il Mobile Training
Me: che roba è? Americana?
Io: no, padana, sport di nuovissima generazione, sport 2.0.
Me: e come funziona?
Io: guarda, bisogna avere un cellulare (no telefono fisso per intenderci), una casa con piano terra e primo piano.
Me: e allora dove sta lo sport?
Io: è statisticamente provato che quando suona il cellulare al piano terra, io mi trovi al I piano e quando suona al I piano io me ne sto al piano terra. E adesso ti spiego il coinvolgimento somatopsichico, neuromuscolare e psicomotorio per filo e per segno e perchè il MT è uno sport a tutti gli effetti.
  • I ipotesi, cell piano terra, io primo piano. Partono le prime note della suoneria (DO - MI- MI-LA ....) che sono subito attivati i recettori uditivi che dicono "cell", poi "mio cell", e siccome la casa ha dei buchi, cioè manca qualche solaio e qualche parete (open space), non riesco a capire bene da dove arrivi l'inaspettato suono. Segue una micro meditazione zen per captare in quale parte della casa si trovi il telefono; sicuramente sta di sotto. Parte la fase attiva, non senza aver prima attivato le surrenali che mandano una spryata di adrenalina nel sangue, inizia la discesa di diciotto gradini con due variazioni di direzione di 90° (tempo medio 8"- lavoro anaerobico alattacido), cercando comunque di trovare un compromesso tra la velocità e l'integrità fisica. Il momento più difficile è quando, arrivata in fondo, devo virare prontamente di 90° a sinistra per evitare di spiaccicarmi contro il muro. Infine, ancora un attimo di disorientamento perchè il cell potrebbe essere: sul tavolo; sul divano; vicino al PC; in cucina; dentro la borsa e, nella più malaugurata delle ipotesi, è accaduto anche questo, essere al primo piano. Gli effetti sono: accelerazione repentina del battito cardiaco (adrenalina e lavoro fisico) che possono, talvolta, determinare una perdita di lucidità mentale tale da causare la pressione sul tasto sbagliato, quello rosso, interrompere la chiamata, dover richiamare l'interlocutore pagando pure la telefonata.
  • II ipotesi, io piano terra, cell primo piano. Più o meno la sequenza è la stessa se non per il tempo che ci si impiega a salire le scale (mediamente 10" - leggero sforamento verso il lavoro anaerobico lattacido) e utilizzo degli arti superiori che si attanagliano alla ringhiera facendo una notevole azione di forza di trazione. L'arrivo corrisponde ad un leggero debito di ossigeno, ma servono almeno un paio di "ujjai" per recuperare aria. Solito disorientamento logistico, il cell potrebbe essere: in camera da letto, normalmente sotto il cuscino, lenzuola, giacca, dentro la tasca della giacca. Fortunatamente il suono ovattato della suoneria dà qualche indizio preliminare; vicino al lap top, ma sotto un libro; sotto al gatto; mai direttamente visibile.
Me: caspita ma quante volte ti capita durante la giornata?
Io: Più o meno 8-10 volte in sequenza casuale tra la I e la II ipotesi. Sì, perchè ci sono giorni in cui il cell sta prevalentemente al piano terra e giorni in cui si trova prevalentemente al I, con una casualità a cui non sono ancora riuscita a dare una sequenza regolare. Il consumo medio calorico non è elevato; in effetti l'impegno musolare è molto concentrato nel tempo ma ad altissima intensità, come dire che 8-10 volte al giorno mi faccio i 25 m. a stile libero a tutto gas con tuffo di partenza.
Me: ma scusa, non puoi portarlelo dietro il cell?
Io: ci ho provato ma non ce la faccio, non riesco ad inglobarlo nel mio schema corporeo, non lo sento come un attrezzo, ma solo come uno strumento antipatico ma necessario.
Me: però tutto sommato una sua utilità ce l'ha! Ti tiene in forma :-)
Io: mettiamola così.


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