sabato 7 giugno 2008

Sul decreto Fioroni


Avreste dovuto vedere le facce di alcuni colleghi che si sono trovati alle prese con l'attuazione del decreto Fioroni, quello dei recuperi estivi degli studenti, per intenderci. Premetto che demagogicamente l'ex ministro ha fatto credere agli ingenui che l'attuazione delle nuove regole riguardo le promozioni avrebbero reso la scuola più seria e più credibile, dove il merito avrebbe dato ragione a chi si era impegnato, aveva studiato ecc. ecc. Quindi i docenti erano ben predisposti a questo cambio di rotta, convinti che il premio o il castigo, elargiti con modalità pre-Pavlov, li avrebbe soddisfatti circa il loro compito addestrativo. Naturalmente non generalizzo, ma ancora si trova nella scuola italiana chi intende la valutazione positiva - dal 6 in su- come una vera e propria emorragia. I voti sono gocce del proprio sangue che bisogna concedere centellinando, come fossero versate da un ipotetico Graal. Nessuno, dico nessuno dei 70 e più studenti scrutinati stamattina, ha raggiunto gli obiettivi didattici ed educativi in nessuna materia: neanche un 10, tranne educazione fisica che è quella di cui sono titolare. Ciò vuol dire che se fossimo stati all'università, nessuno degli studenti avrebbe meritato 30 o 30 e lode, tanto per fare esempi concreti. Per esperienza diretta come genitrice, il voto scolastico è elargito così soggettivamente che per la stessa materia un anno con un insegnante si prende costantemente 6 e con quello dell'anno dopo si prende costantemente 8. A dimostrazione che il concetto di merito è estremamente discrezionale.

Nella valutazione collegiale, inoltre, traspare una sorta di sadomasochismo nel momento in cui si incappa in uno studente che ha diffuse insufficienze dove si alimenta una sorta di campionato tra i docenti che fanno a gara a chi elenca le maleffatte più grosse tra cui: non sta attento, si alza dal banco, ridacchia, non studia, ecc. Come dire: molto professionale l'analisi di un risultato negativo. Un fallimento di uno studente è anche il fallimento della scuola. Invece sembravano soddisfatti.
Veniamo ora all'oggetto di questo post.
Provo ad elencare le emozioni che trasparivano dalla mimica facciale (il linguaggio del corpo non mente mai!) e le reazioni con i commenti che ne seguivano quando, dopo aver seguito i criteri deliberati dal Collegio dei Docenti, non si è potuto "appioppare" più di due materie da recuperare agli studenti che, secondo il prospetto dei voti, ne meritavano di più. Frustrazione, sconcerto, delusione, caduta di braccia per non dire di altre parti anatomiche.
"Eh, no! Se uno non se lo merita non se lo merita!" "Ma allora è peggio di prima!" "A scuola si devono imparare i contenuti!" (riguardo l'attribuzione dei crediti) and so on... I colleghi più giovani sembrano ancora più intolleranti e questa è la cosa che mi fa più paura.

Conclusioni: gent.mo Sig. ex Ministro Fioroni e Gent.ma Sig.ra Ministra Gelmini, questi continui gattopardeschi cambiamenti non fanno altro che mandare nel panico una categoria che vive già il disagio di una profonda ignoranza didattica, di una incapacità di adattamento alla realtà e a volte anche alla normativa (non tutti hanno capito, ad esempio, il senso dei nuovi Esami di Stato), di una inconsapevolezza nel dare senso alle proprie azioni (se non quella di erogare contenuti e correggere compiti su compiti fino allo stremo), che rischia di mandare in vacca anche quel poco di buono che c'è e che faticosamente avanza: il tentativo di aggiornare la didattica italiana e di adeguarla alle nuone strategie d'apprendimento in un nuovo e improrogabile rapporto con gli studenti. Temo che anche questi sparuti tentativi siano fagocitati dall'inerzia e dalla prassi perversa comune. Perciò non vedo niente di buono all'orizzonte. A meno che qualche buon'anima non ci metta le mani per tempo con cambiamenti VERI.
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