domenica 13 aprile 2008

Reality school



Riunione con presenti genitori e studenti. Allo studente A viene chiesto: "Ma come mai avete risultati così scarsi?" A risponde: "...non lo so, io posso parlare per me. Faccio fatica a capire la materia e allora per l'interrogazione mi sono messo a studiare con lo studente B e per la prima volta in vita mia ho capito qualcosa, l'interrogazione è andata abbastanza bene." Risata e disappunto (quasi) generale: "Hai fatto male a studiare con lo studente B perchè anche lui non la sa la materia, crede di saperla ma non la capisce. Perchè non chiedi direttamente agli insegnanti e non intervieni durante le lezioni?" Questo molto sinteticamente il resoconto, ma il "dialogo educativo" ha avuto molte altre sfaccettature di natura psicologico-comunicativo-istituzionale da lasciare attoniti.

Primo: mai ridere di fronte ad uno studente che si esprime sinceramente, anche se parla per sè, in quel momento è un rappresentante ufficiale dei suoi colleghi in quanto eletto democraticamente, oltre al rispetto generale che gli si deve come persona. Ridergli in faccia lo mette in estremo imbarazzo. Ma bisogna dirle queste cose? Evidentemente sì.
Secondo: la richiesta di aiuto presso il compagno B di cui A ha stima è da sollecitare come relazione tra pari, molto diversa di quella tra studente e docente, in cui lo studente A può anche essere legittimamente ignorante senza sentirsi continuamente giudicato. Ma bisogna dirle queste cose? Evidentemente sì.
Terzo: i genitori presenti hanno detto:"Ci chiediamo se abbiamo sbagliato tutto!" Nessuno dei docenti si è posto la stessa domanda.

Ricordate questo studente?
E' stato il migliore nel test DCA, oltre il 96% di risposte esatte. :-)
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