lunedì 25 marzo 2019

La vita quotidiana a Creta ai tempi di Minosse

La vita quotidiana a Creta ai tempi di MinosseLa vita quotidiana a Creta ai tempi di Minosse by Paul Faure
My rating: 5 of 5 stars

Circondati dal mar Mediterraneo e prossimi alle civiltà siriana ed egiziana, i cretesi svilupparono 3500 anni fa una delle culture più affascinanti e dinamiche del mondo, durata qualche secolo, che si è rinnovata continuamente fino ad epoca ellenistica.
I nostri libri scolastici liquidano l'argomento in poche pagine, così come fa il corso The Ancient Greeks che sto seguendo su Coursera, ma la loro storia richiede certamente un approfondimento e questo libro aiuta a capire quanto si differenziassero dai contemporanei, di come siano riusciti, attraverso le arti, ad esprimere solo il meglio di sè. Non si racconta di guerre perché non ci sono state, a differenza dei cugini continentali che pian piano li hanno assorbiti. Un po' contadini, un po' commercianti, vivevano laboriosi e sereni.

Un popolo che delle donne aveva il gusto dell'ordine e delle tradizioni, la minuzia, la sensibilità religiosa, l'amore della natura, la delicatezza e le intuizioni artistiche.

In questo libro non ci sono le immagini, solo qualche piantina poco leggibile, che vengono però minuziosamente descritte dall'autore; forse è un bene perché, quando ci sarà occasione di visitare i musei o i siti dei palazzi santuari, verranno in mente i particolari e si godrà ampiamente della vista.

Concludo con questa citazione che ritengo fondamentale:

Se occorre definire brevemente la cultura minoica quale ci appare intorno alla metà del II millennio a.C., diciamo che ci offre l'esempio del primo classicismo conosciuto dall'Europa. [...] No, la cultura cretese non era classica nel senso in cui la si sarebbe potuta insegnare per secoli nelle scuole del Mediterraneo, e neppure nel senso che sarebbe stata la cultura di una classe. Ma era classica, e lo è diventata sempre di più dopo i lavori di Evans e dei suoi emuli, per certi tratti che appartengono a tutti i classicismi: il processo di verità universali e che resistono al tempo, l'inesauribile fecondità dei capolavori, il rispetto della vita umana in particolare, un'arte sobria, armoniosa, naturale, fondamentalmente onesta. Sì, le creature minoiche, che diedero ai loro eredi, tramite le vie capricciose della tradizione, i grandi concorsi internazionali, il gusto del teatro, i misteri, diversi modi di adoperare i numeri, l'astronomia e la medicina attraverso le piante, l'amore per gli sport, i ritmi e la danza, sotto questi aspetti furono davvero i primi classici dell'Europa.


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lunedì 4 marzo 2019

Resoconto

ResocontoResoconto by Rachel Cusk
My rating: 3 of 5 stars

Lo spunto è interessante perché l'autrice racconta di incontri occasionali in un viaggio in Grecia e delle trame a tema di un corso di scrittura.
C'è qualcosa di apprezzabile come la storia dell'incrinatura della lastra di vetro, le altre sono più o meno delle confessioni che riguardano biografie complesse di cui non mi è rimasto molto.
Nonostante, il libro si legge molto volentieri; la Cusk scrive molto bene con ricchezza di particolari e profondità.

Considerato che non è il mio genere preferito, apprezzo il talento.

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domenica 24 febbraio 2019

Il maledetto libro di storia che la tua scuola non ti farebbe mai leggere

Il maledetto libro di storia che la tua scuola non ti farebbe mai leggereIl maledetto libro di storia che la tua scuola non ti farebbe mai leggere by Lorenzo Del Boca
My rating: 4 of 5 stars

Il titolo incuriosisce.
Nel tempo ho letto altri libri si storia dell'800 o il 900. In genere si ripetono abbastanza nella descrizione dei fatti.
Qui l'autore, invece, affronta gli argomenti con uno spirito molto critico, soprattutto nei comportamenti dei personaggi che hanno deciso la storia -consapevolmente o meno- e, ne risulta un racconto degli ultimi due secoli un po' meno ideologizzato di quella che ho imparato su altri testi.
Mi pongo a questo punto un paio di domande:
-è un testo revisionista?
-ciò che narra e il come lo narra dipendono da come noi contemporanei vediamo i fatti del passato?

Alla prima risponderei di no, perché i fatti più o meno coincidono a quelli conosciuti, salvo per precisazioni più dettagliate riguardo la questione meridionale dopo l'annessione del sud al Regno di Sardegna e l'elenco dei fatti di guerra civile dopo la fine della II guerra mondiale.
Alla seconda risponderei che, rispetto ai fatti narrati e la pochezza strategica di alcuni personaggi, tra cui i Savoia, Mussolini, militari e politici in genere, mi sembra che si dia una visione un po' più oggettiva e meno pompata dalla retorica della nostra storia. Ancora attribuiamo autorevolezza a certe persone (si veda solo la toponomastica) quando, invece, non se la meriterebbero.

Non sono per niente un'esperta del campo, quindi non saprei più di tanto contestare le affermazioni dell'autore, ma credo che questo testo ci permetta di fare dei paragoni con il presente, di individuare le similitudini comunicative e operative che ci hanno portato alle crisi odierne.
Da molto tempo non leggo testi scolastici, quindi non so dire se parte di ciò che è detto in questo compaia anche in quelli. E' stata per me questa una lettura interessante e anche istruttiva.


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lunedì 18 febbraio 2019

Diario di un'apprendista astronauta

Diario di un'apprendista astronautaDiario di un'apprendista astronauta by Samantha Cristoforetti
My rating: 4 of 5 stars

Bellissimo racconto di un viaggio molto esclusivo.

Tempo fa ho seguito il documentario su Kelly Scott (astronauta rimasto un anno sulla ISS), ma quel racconto non rende l'idea della preparazione necessaria ad una esperienza così.
Questo libro, infatti, si sofferma molto sulla fase di addestramento, tre anni e mezzo, a fronte di una permanenza di quasi sette mesi in orbita.

Molto brava l'autrice, oltre che essere stata capace di tale avventura, a manifestare i suoi stati d'animo determinati anche dalla ferma volontà di riuscire in tutti i test, fisici, cognitivi, tecnologici che sono indispensabili a gestire tutte le situazioni che si possono verificare in dinamiche così particolari e pericolose.

La sua professionalità ha riempito d'orgoglio tutte le donne, tutti gli italiani, tutti gli europei.
La sua esperienza è frutto di studio e tenacia nel voler materializzare un sogno.
Non tutti potranno o vorranno essere astronauti, ma il suo esempio deve valere per ogni desiderio profondo che si vuole concretizzare.

Complimenti, Le auguro tanto di poter ripetere l'esperienza, come vorrebbe accadesse.

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sabato 2 febbraio 2019

La lingua geniale: 9 ragioni per amare il greco

La lingua geniale: 9 ragioni per amare il grecoLa lingua geniale: 9 ragioni per amare il greco by Andrea Marcolongo
My rating: 4 of 5 stars

Vengo da studi prettamente scientifici, no liceo classico, -l'autrice indirizza anche a questo pubblico la sua opera. E con ragione ed efficacia. -

Strada, della vita, facendo, metti insieme qualche simbolo matematico, qualche costante termica, qualche porzione anatomica, qualche indice statistico, qualche particella subatomica, qualche definizione su Wikipedia che, con intelligenza, dà sempre l’origine etimologica del termine (mi risparmio il sanscrito), e qualcosa di greco antico filtra per osmosi nel cervello.
Poi, ti capita di mettere insieme questi simboli e leggi le parole, sempre balbettando, dei tabelloni pubblicitari, delle insegne dei negozi ad Atene o qualche iscrizione sui reperti a Delfi o a Olimpia (ho subito il fascino dei Giochi fin dall’esame di Storia dello Sport all’ISEF).
E si scatena lo stupore di come questa lingua, morta dicono, faccia vivere la nostra, o meglio, le nostre, al pari della nostra civiltà.

Il libro è gradevolissimo per tante ragioni:
la prima per la critica che l’autrice fa alla scuola “…siamo vittima di uno dei sistemi scolastici più retrogradi e ottusi del mondo.” Come non darle ragione; abbiamo abdicato al senso delle cose per il puro tecnicismo, non solo nello studio del greco antico, ma in tutte le discipline, come se la nostra cultura servisse solo a fa funzionare le macchine, come se noi fossimo macchine.
Il libro è un racconto ipertestuale, una narrazione che mette insieme tanti blocchi concettuali. La tecnica è solo uno degli aspetti.
La seconda perché i riferimenti grammaticali non sono sterili, ma servono a capire la mentalità di quel popolo, di come scriveva e quindi come pensava. Non è facile calarsi nel contesto solo con l'empatia. Mi accontento, come per certe visioni astronomiche degli scienziati.
Terza: giusto non mettere la traduzione delle singole parole, ma esplicitarla solo per i brani lunghi. Questo impone di fare lo sforzo di leggere il greco con il processo di assemblaggio che descrivo sopra, come in un puzzle in cui si intuisce la posizione della tessera, sia per la forma, sia per la sostanza. Divertente!
Quarta: per la storia di questa lingua, non solo antica, ma per la tenace volontà dei greci di mantenerla nel tempo.

Unica nota: l'autrice insiste molto sulla difficoltà di apprendimento di questa materia scolastica. Ne sono convinta. Ci sono, a mio avviso, apprendimenti altrettanto difficili, anche quelli del "fare", che impongono una simultanea integrazione tra i concetti, le conoscenze, i contesti, l'analisi delle opportunità, le letture ambientali, ecc. Probabilmente il greco antico è una buona palestra, non credo l'unica.

Da leggere a prescindere dalla tua formazione e dal lavoro che fai. Se sei insegnante o studente curioso, un obbligo.

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