giovedì 18 ottobre 2018

Il cucchiaino scomparso e altre storie della tavola periodica degli elementi

Il cucchiaino scomparso e altre storie della tavola periodica degli elementiIl cucchiaino scomparso e altre storie della tavola periodica degli elementi by Sam Kean
My rating: 5 of 5 stars

Appena finito un saggio mi ripropongo di leggere un bel romanzone.
Poi capitano questi libri che sono meglio di qualsiasi fiction, perché la tecnica asettica che ti insegnano non dà merito a tutto quello che succede intorno alla ricerca scientifica, fatta dagli umani con tutti i loro pregi, ma anche tanti, tanti difetti: cocciutaggine, pregiudizi, invidie, ...

Qui si parla degli elementi della tavola periodica, di come questa sia stata strutturata nel tempo scoprendo via via gli elementi presenti in natura, a quelli che lo sono solo per qualche secondo, fino a quelli sintetici, visti in laboratorio o ipotizzati al numero atomico 138. Ne conosciamo tanti di buoni, ma ce ne sono altrettanti killer.

Un viaggio tra la Chimica e la Fisica, da quando ancora non erano così separate, fino ai giorni nostri, tentando di trovare cosa scatena la scintilla della vita.
Da ricordare il tributo a Primo Levi con "Il sistema periodico".

Lettura che completa le cognizioni scolastiche perché, come dice l'autore, "La Scienza è la Storia della Scienza".

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mercoledì 26 settembre 2018

21 Lezioni per il XXI secolo

21 lezioni per il XXI secolo

My rating: 5 of 5 stars

Bellissimo!
Non avevo dubbi sulla capacità di Harari di essere chiaro e incisivo.
Se le sue affermazioni non corrispondono alle proprie idee, si possono discutere, ma fino a un certo punto, data la lucida razionalità con la quale l'autore ci prospetta i pericoli del presente/futuro, ma anche le oppurtunità (individuali, sociali, politiche, ...) con le quali potervi porre rimedio in tempi brevi.

Gli argomenti sono 21 e li elenco perché raccolgono argomentazioni, tutte importanti, che necessiterebbero ciascuna la lettura di altrettanti testi specifici. Qui sono sintetiche ma efficaci:
1-Disillusione
2-Lavoro
3-Libertà
4-Uguaglianza
5-Comunità
6-Civiltà
7-Nazionalismo
8-Religione
9-Immigrazione
10-Terrorismo
11-Guerra
12-Umiltà
13-Dio
14-Laicismo
15-Ignoranza
16-Giustizia
17-Post-verità
18-Fantascienza
19-Istruzione
20-Senso
21-Meditazione

Consiglio, come ho fatto io, di farlo leggere ai propri figli, ai propri studenti, sempre che siate persone senza pregiudizi e abbiate il coraggio di staccarvi dalle comfort zone.
In ogni caso è una lettura gradevole, l'autore è coinvolgente, coltissimo senza essere lezioso, così in questo come nei suoi testi che ho letto in precedenza.

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venerdì 14 settembre 2018

La grande Russia portatile

La grande Russia portatile

My rating: 4 of 5 stars

La prima cosa che mi viene da dire su questo libro, è che Paolo Nori ha messo dentro tutte le virgole che aveva risparmiato negli altri scritti - almeno quelli che avevo letto io-.
Detto questo, dopo un inizio dal ritmo "strano", i discorsi si sono fatti un po' più sciolti. Evvai.

Mi è sembrato un avvicinamento, almeno per me che non sono russa, tra i russi e la letteratura russa. Perché la letteratura russa è così? Perché l'hanno scritta i russi! E i russi sono come la loro letteratura.
Fine del commento. [:)]

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martedì 11 settembre 2018

Contro la democrazia

Contro la democraziaContro la democrazia by Jason Brennan
My rating: 3 of 5 stars

Tre stelline perché l'organizzazione dei contenuti è piuttosto contorta se non ritorta e, spesso, ripetitiva. Poteva essere strutturato in una forma più semplice dicendo le stesse cose, guadagnando in chiarezza.

Nei contenuti si fa un'analisi macroscopica dell'elettorato nelle democrazie occidentali, suddividendolo in hobbit, hooligan e vulcaniani dove, solo gli ultimi, una stretta minoranza ha conoscenze sufficienti per riuscire ad esprimere una scelta razionale durante il voto.
Degli altri, una massa che vota, quando vota, è più spinta da convinzioni fideistiche che da analisi ragionate.

La conclusione dell'autore è che sarebbe più opportuno pensare a una epistocrazia in modo da essere governati da persone competenti e più razionali anche se, di solito, le organizzazioni degli Stati prevedono già che le azioni governative siano attuate da un gruppo ristretto di persone.

Un altro motivo di critica nei confronti della democrazia è che impone, nel bene e nel male, a sottostare a decisioni che non si condividono, prese a volte da incompetenti che dettano comportamenti, pena una risposta "violenta" dello Stato.
Il concetto democratico si basa più su una eterna lotta, che non sull'obiettivo del raggiungimento del bene comune.

Complessivamente l'analisi dell'autore è condivisibile, basta vedere come si svolgono le campagne elettorali che creano fazioni da stadio (hooligan), con condizioni di contrasto che proseguono oltre e esacerbano gli animi, che lasciano la maggioranza dell'elettorato (hobbit), in una condizione di ignoranza che è rimasta tale nel tempo, perché capire la politica, materia difficile, richiede tempo e fatica.
Le soluzioni che propone, però, non sembrano facilmente realizzabili, come ad esempio sottoporre l'elettorato ad esami per valutare le conoscenze minime dell'organizzazione dello Stato affinché si voti con un po' di cognizione di causa o dare un peso diverso al voto degli elettori in base alle proprie competenze. Esattamente il contrario di "uno vale uno" a cui si fa credere all'elettore di acquisire potere, mentre nei fatti non è così, basti pensare che le cariche di governo non sono elettive.

In conclusione, se la democrazia risulta al momento la forma migliore per governare un paese, non è detto che non possa essere migliorata ma, come detto sopra, basterebbe avere dei governi composti da nuclei epistocratici competenti (non sempre è così) e che all'interno delle istituzioni ci siano validi sistemi di controllo e previsione degli effetti dei provvedimenti legislativi (speriamo sia così).

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domenica 12 agosto 2018

Contro i bei tempi andati

Contro i bei tempi andati

My rating: 4 of 5 stars

Sembra che anche in Francia ci sia una cospicua porzione di società che vive di nostalgie.
L'autore, scorrendo in termini autobiografici il periodo in cui ha vissuto, ricorda di come era difficile la vita nel secolo scorso, senza le tecnologie che abbiamo ora e che ci facilitano la vita.
Il bersaglio sono soprattutto le nuove tecnologie e i giovani che le usano, impersonate da "Pollicina", l'adolescente standard che spippiola velocemente sulla testiera dello smartphone.

Personalmente ho vissuto molte delle situazioni che Serres mostra ad esempio, tra le quali, quella della carenza delle comunicazioni quando ero giovane. Vivevo infatti in un territorio rurale, lontano anche dalla mia scuola e dalle amicizie. Ogni scambio di informazioni diventava un problema. Ricordo che, per la prima tesi che riguardava i conflitti psichici degli adolescenti, non si trovavano risorse, solo alcune biblioteche lontane avevano pochi testi. Insomma era un mondo limitato.
Ora vivo nello stesso luogo, ma lo scenario è completamente diverso e, devo dire, molto più comodo e stimolante.

Di persone che si lamentano ce ne sono anche in Italia, tante, e scaricano la propria incompetenza, arretratezza e incapacità di vivere il proprio tempo, sulla tecnologia e sui giovani. Non si pongono nemmeno il problema di capire che i tempi stanno cambiando, che cambiano alcuni valori, dimentichi di ciò che hanno vissuto in tempi in cui il loro mondo era molto ristretto e poco comodo.
Ammesso che ci siano abusi degli strumenti tecnologici, questi non fanno altro che mostrarci una realtà che prima non conoscevamo. E pure questo, dal mio punto di vista, è un bene.

Riporto questa citazione che da sempre condivido in pieno, che mi porta alla considerazione che, una generazione l'abbiamo persa, forse anche la seconda, ma piano piano ci si dovrà abituare, consapevoli o meno, al cambiamento. E speriamo che a quel punto i "Brontoloni" non abbiano più argomenti per contrastare l'innovazione.

Sotto sotto, Pollicina non vede l'ora di ripetere il motto di Max Plank, genio quantistico dei tempi moderni, che amava dire: "La scienza non progredisce grazie agli esperimenti e alle teorie della Fisica, ma perché la generazione precedente è andata in pensione". Un balzo in avanti!